Ricercatori di felicità

Dare la giusta piega alla propria vita non è certamente facile, non esiste niente di facile da realizzare, anzi è più vero il contrario, troppo spesso siamo convinti per il solo fatto di essere vivi, di sapere automaticamente tutto quello che ci serve. E invece c’è molto di più, e lo dobbiamo cercare quotidianamente, dobbiamo essere degli umili ricercatori di felicità. Questo è un concetto facile da capire, ma difficile da applicare. Non ci sono libri o manuali su cosa fare in ogni momento della propria vita. La vita può prendere una piega diversa in ogni momento, ma bisogna essere pronti mentalmente per poter recepire i segnali che ci arrivano, perché non sempre sono evidenti. Di sicuro un atteggiamento ottimista aiuta molto a far lavorare la mente nel modo giusto, pensare positivo e propositivo questo è importante per cogliere il cambiamento e dare la svolta che magari abbiamo sempre desiderato. Ma bisogna andare incontro alla vita non sperare solamente, esiste veramente qualcosa, chiamatela legge d’attrazione se vi piace, o in qualsiasi altro modo se non vi piace, sta a noi fare funzionare in modo creativo i nostri sogni.

Marco Fantuzzi

13 pensieri riguardo “Ricercatori di felicità”

      1. L’avevo già letto un paio d’anni fa. La riflessione di stasera, e di alcune altre che ho già pubblicato qualche mese fa, prendono invece spunto dal libro “L’arte di far accadere le cose” che avevo letto in seguito.

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  1. mi trova d’accordo questa visione, e penso pure che ci siano altre cose che possono contribuire alla nostra costruzione quotidiana come il ridimensionamento dei bisogni, degli obiettivi, molte delle nostre ansie deriva dall’inseguire mete omologate o frutto di emulazione, di mode, di eccessi…la frustrazione è un cattivo terreno per l’infelicità o meglio per la percezione di privazione di mancanza che ci rende affamati di emozioni e oggi per molti le emozioni sono un smartphone nuovo o giù di lì,,,
    ……

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    1. Ciao Antonia, credo che tu abbia in parte ragione, ma d’altra parte io vedo persone infelici intorno a me, adulti soprattutto, che dopo una giornata di lavoro hanno voglia di staccare dalla vita reale, e mi ci metto anch’io (e così da tanti anni che non so più quanti sono). Non si spiegherebbe altrimenti il proliferare dei social network e dei siti d’incontri in cui le persone cercano quello che non hanno (mentre non parlano con le persone che incontrano) o magari vanno in internet con profili falsi per sbirciare o cercare il compagno che hanno perso. C’è tanta infelicità in tutto questo. Scusa lo sfogo, ma anche la mia vita sta prendendo quella direzione e io non so più che cavolo farci.
      Un tuo affezionato lettore, che non clicca più mi piace solo per noia.

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      1. mi spiace quello che mi dici, tuttavia condivido questa analisi, di base c’è la solitudine interiore sedata dall’illusione di una socialità a portata di mano.. quello che dici però corrisponde, per me, solo ad una parte della realtà, molti di noi, ed io sono tra questi, hanno un rapporto accessorio con i social, forse perché sono solo strumenti di lavoro, io continuo a suggerire sempre che bisogna stare più possibile con la gente e avere il piacere di condividere, .. quando ci si apre agli altri gradualmente anche gli altri lo fanno.. dopo una giornata di lavoro ci sono gli amici da chiamare, il bar in cui prendere un aperitivo e fare due chiacchiere con il barista, il barbiere, la cassiera, insomma il mondo c’è siamo noi che spesso lo ignoriamo.. bisogna fare quelle cose che mai avremmo pensato di fare.. .. di certo non surrogare la noia con i “likes” di un social.. questo non esiste.. non deve….

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      2. Ti ringrazio dei tuoi pensieri, ma non riesco a continuare questa piacevole conversazione, non oggi almeno. Grazie, un sorriso per te, per la tua domenica. Marco.

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