Cuore funesto

Un cuore funesto

agita l’animo

di certe persone

sempre pronte alla pugna.

C’è follia nei loro occhi

c’è arroganza nei loro gesti,

le loro parole

uccidono la libertà.

Bruciano il quieto vivere

a persone desolate

che null’altro hanno

che la loro vita.

Non ci sarà resurrezione

per questi cuori

non ci sarà vita

dopo la morte.

È finito

l’inchiostro di scrittura

solo un buio profondo

li sommergerà nell’oblio.

Marco Fantuzzi

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Grazie a tutti quelli che mi seguono. 50 followers, un grande risultato per me, umile poeta dilettante.

28 maggio 1974

28 maggio 1974

ricordo bene quel giorno,

l’angoscia che provai,

mamma che provava a calmarmi.

Papà era via col camion,

era a Brescia per lavoro.

Quel giorno la città esplose,

in Piazza della Loggia

uomini oscuri

attentarono alla democrazia.

Non furono mai condannati

e mio padre tornò a casa.

Quante bombe

ancora esplosero,

uomini senza Dio

da non ricordare,

volti ignoti

figli dell’arroganza

dell’uomo.

Bambini

Ho immaginato un mondo senza bambini

dove regna l’infelicità

dove non senti correre le grida

dove il dolore alberga nel cuore delle mamme.

Un mondo in fin di vita, agonizzante

dove i sorrisi sono banditi

dove un buco nero inghiotte la speranza

dove il futuro se l’è preso Dio.

Note gaudenti nelle loro voci

come usignoli in un terso mattino,

il loro vocio nel gioco

come starnazzanti papere.

Il mondo è dei bambini

e di chi altro?

Non privateci di questa gioia!

Marco Fantuzzi

Silente parco

Eccomi giunto nel parco silente

cince e merli non odo trillare

nessun canto per la mia mente

le tortore han smesso di tubare.

Solo, canticchio un motivetto

per la mia personale allegria

sento bisogno di un buffetto

gli uccelli son volati via.

C’è un silenzio assillante

spezzato da sirene senza posa

nella nostra strascicata vita.

Se n’è andato un altro viandante

la cui vita era ormai bandita

da una possente luce tenebrosa.

Dove

Dov’è il tuo candore

dove il tuo virginale amore,

solo una soglia di dolore

attanaglia il mio cuore.

Parlano i tuoi occhi

arrossati dal pianto,

bruciano le tue labbra

di baci sommerse.

È doloroso aver perso le tue mani,

e l’anima e la speranza,

l’amore

più non mi appartiene.

Desolata casa questa mia

dove l’oblio ha riempito

il mio pallido cuore

di desolanti vuoti.

Piccole stelle

Sta per scoppiare il temporale.

Io infreddolito a scrivere su una panchina

(ormai le conosco tutte quelle della mia città).

Ascolto i piccoli rumori del parco,

qualche raro passante,

lo scalpiccio sulla ghiaia

(e si aprono gli ombrelli).

Gli alberi perdono i fiori

(sotto un vento che sale impetuoso),

uccelli e insetti alla ricerca del pasto serale.

Qualche vocio lontano,

qualche tubo di scappamento,

le prime gocce bagnano i fogli,

il loro rumore sul marciapiede rompe il silenzio.

Le prime luci si accendono,

a rischiarare il buio incombente,

piccoli bagliori.

Piccole stelle evanescenti che il mattino spegnerà.