Una fonte di perpetua vita

Così definiva Virginia Woolf le parole, poche decine di caratteri capaci di germogliare tra cuore e mente, capaci di descrivere i sentimenti più dolci e i gesti più atroci: questa è la vita dell’uomo, di cui tutto è un lascito.

Macchie d’inchiostro a sporcare pagine su pagine, libri su libri, a raccogliere la polvere che gli anni e i secoli su di loro si depositeranno. E non basterà una vita intera, nemmeno cent’anni di solitudine, per leggerli tutti.

Frasi che ci raccontano di noi, poveri adulti, così pieni di sé, che alternano nobili sentimenti a un odio infinito, con la stessa facilità con cui la luna si alterna al sole e mentre nei piccoli, cerchi sempre la speranza, sul tempo che scorre, un velo di polverosa rugiada inceppa gli ingranaggi, il cuore inaridisce senza movimento alcuno, si secca come un limone al sole (staccato dal ramo), di cui rimane solo la ruvida scorza.

E l’anima in questo trambusto dov’è finita, preda dei singulti di un motore che rallenta, sputacchia e fuma? Ma se qui la vita si è arresa, su quaderni di delicato candore ingialliranno le lacrime di questi occhi stanchi che ci hanno raccontato come perpetuare la vita.

Marco Fantuzzi

03-09-2015

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