Il senso dell’attesa

Il senso dell’attesa, il dilungarsi della scrittura per supportare il finale, che di per sé non è che un punto esclamativo, attraggono il lettore e l’attesa diventa spasmodica, si bruciano le pagine per sapere la fine, ma è il viaggio, non il punto d’arrivo, che fa grande un racconto, un romanzo e anche una poesia.

Il finale disvela solo qualcosa che hai già pregustato, un’odissea di pensieri.

 

Marco Fantuzzi

5 pensieri riguardo “Il senso dell’attesa”

  1. vero, chi legge non dovrebbe aspettarsi niente mentre legge, deve solo dondolarsi fra le righe… ma non è affatto facile scrivere così, a presto

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    1. Non c’è niente di facile a questo mondo, ma il lettore dovrebbe godersi il viaggio…non la meta…mi vengono in mente quelle persone che si sentono viaggiatori perché hanno raggiunto mete esotiche, magari in aeroplano…grandi!

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  2. Ho sempre pensato che attraversare un racconto sia un viaggio, condivido molto quello che hai postato.
    Anche la poesia è un viaggio, forse con meno chilometri, ma con grande intensità di tappe. (emotive)

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