La verità è che non mi sento vivo

La verità è che non mi sento vivo, l’ultima volta che la vidi il mio cuore si rifiutò di seguirla, ma i miei occhi non abbandonarono il suo lento cammino fino a che scomparve alla vista.

Era stato un amore così forte che la sua amicizia non mi bastava, non sapevo che farmene e così non la cercai più. Rivederla mi fece star male, credevo di averla dimenticata, l’avevo solo sepolta in un angolo sperduto della mia mente, ma il cuore non aveva dimenticato, ricordava bene i suoi occhi, le sue mani, le piccole labbra così profonde.  Nel suo vestito a fiori le forme risaltavano ancor più, sarei morto se lei mi avesse visto, perché di me lei di me amava solo il poeta, non l’uomo. Mi avrebbe letto negli occhi il desiderio di allora, i miei pensieri impudichi l’avrebbero messa a disagio, e questo io non l’avrei mai voluto. Spero che il tempo conceda pace al mio cuore, spero che la vita familiare ti conceda quella felicità che mi hai rifiutato, spero di non vederti mai più, vecchio amore mio, perché il tempo ricomincerebbe a correre e io voglio fermarlo.

Adieu mon amour, je suis fou de toi.

 

Marco Fantuzzi

LXXVIII. SPLEEN -Charles Baudelaire

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;
Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

La dignità

La dignità, una virtù da riconquistare con forza, quando l’abbiamo persa?

Milioni di persone vivono una vita priva di dignità e decoro: è un effetto marginale della vita consumistica di oggigiorno!

Una vita ansioso-compulsiva in cui devi correre se vuoi restare dentro, altrimenti sei “out” ed è difficile rientrare.

Ma chi ha deciso che la vita va affrontata di corsa? Siamo l’unico animale della Terra che si comporta così, crediamo davvero di avere un cervello evoluto?

Ci crediamo santi ed eroi ma siamo un frammento di puzzle, un superorganismo che interagisce in modo imperfetto, siamo granelli dell’universo, un’aggregazione di atomi e materia oscura, deboli, fragili, miseri, dovremmo avere coscienza del nostro essere e lavorare per un futuro migliore tutti insieme.

Invece la nostra società capitalistica produce mostri a un ritmo vertiginoso.

Guardiamo la parte sporca della nostra città, gli angoli bui, i marciapiedi corrosi, le case diroccate, sotto i ponti, nelle campagne desolate, dove non crescono più nemmeno i fiori.

Dove non c’è vita non c’è speranza e dove non c’è speranza non c’è vita.

Tu, uomo della strada, fra poco è Natale, le città si riempiranno di luci, e ritroveremo ai semafori barboni a elemosinare, che ti fanno ribrezzo: pensi che abbiano scelto questa vita?

Vai nelle tue chiese a pregare Dio, lui ti assolverà dai tuoi peccati, anche i più tremendi.

Paga il tuo obolo alla chiesa, falla ricca e immensa, così ti controllerà ancor più.

Inginocchiati, chiedi perdono e ti si schiuderà il Paradiso, mentre il tuo corpo polvere ritornerà.

Non c’è speranza per gli uomini senza fede.

E se credi che io abbia scritto sciocchezze leggi 1984 di Orwell, scritto nel 1948, leggi dell’utopia visionaria che mai avremmo immaginato mente umana potesse concepire.

 

Marco Fantuzzi

08-11-2013

Due anime

Due anime che non s‘incontrano sono due anime perse, perse nei loro silenzi fatti di perenne attese, perse in un vortice di pensieri infiniti, e non riesci ad ascoltarne il canto, flebile come il vento che accarezza l’erba a primavera.

Globi, resi polverosi dal procedere degli anni, ancora in cerca di compagnia, di felicità dispersa, di sorrisi, di placida quiete per il loro anelante spirito.

Sono membra desiderose di un tenero abbraccio, di un caldo respiro che spogli dai pensieri i rancori di ieri, sono labbra senza più voce che attendono un sussulto di vita.

Nelle oscene profondità della vita il cuore sussulta, qui tra lenzuola sudate c’è un amore non consumato, perché le nostre strade smarrimmo nella veloce gioventù, e non serve e non basta vivere di rimpianti.

 

Marco Fantuzzi

Vengo qua solo per te

Vengo qua solo per te

Ma tu non ci sei

E gli anni passano, leggeri,

Come aironi al tramonto.

Anni incatenati al destino,

Cercati e non trovati,

Tra un’immondizia

Di maleodoranti pensieri.

Dolente è il sonno mio,

Tra arditi cieli piovono

Su di me preghiere

Disseminate come briciole di pane

Ma il tempo non basterà a raccoglierle.

E tu, luminosa vita,

Che spesso mi abbandoni

Al mio destino, solo ricordi

Per alleviare il mio dolore.

Fragile vita, solo un filo di ragno mi sostiene.

 

Marco Fantuzzi

Legami senza tempo

Grazie Primula!

Ma Bohème

Apparizione di Léopoldine - disegno di V. Hugo Apparizione di Léopoldine – disegno di V. Hugo, dal libro Les Contemplations éd. Garnier

Un testo intenso, un ricordo delicato: le parole penetrano nel cuore, il proprio vissuto riemerge, un episodio eloquente riaffiora dal silenzio temporaneo finora protetto in uno strato della memoria. Sinergia di emozioni, frecce diverse lanciate simultaneamente verso un unico bersaglio: tutto converge sull’atemporalità degli affetti.

Amici riuniti attorno a un tavolo: buon cibo, ottimo vino, magnifica compagnia, chiacchiere, allegria. Si scattano foto, gli smartphone passano tra le mani, le istantanee scorrono sugli schermi. Un touch dalla pressione più decisa e veloce fa apparire una gallery. Lo sguardo di Anna si sofferma su un volto: un uomo giovane, dall’espressione buona guarda l’obiettivo con il sorriso negli occhi.

“Com’è bello il mio papi!” esclama.

Il suo papi se n’è andato bruscamente non molto tempo addietro. Nemmeno la possibilità di salutare moglie e figlia unica. Biker non…

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E di virtù spoglio le tue mani

E di virtù spoglio le tue mani

Accarezzando con voglia il tuo domani,

Perdo il languore dentro il tuo sospiro

Perdo la vita dentro il tuo respiro.

Catene imprigionano il tuo cuore,

Fra scintille d’amore e di dolore,

E la mente se ne va mentre il tuo sesso gode

Lubrifica il pensiero e i miei sussulti ode.

 

Marco Fantuzzi

È tarda sera

È tarda sera, volano alti gli aironi

E il cielo par che pianga grossi fiocchi

Che accendono i primi bagliori.

Ascolto il cuore,

Nelle risa e nelle urla di scapigliati infanti,

E sui rami si scaldano le piume

Per questa notte primaverile.

Zeus di lassù se la ride di questa pace agreste,

le fiamme nelle mani, pronte allo scaglio

e par che dica: bruciata gioventù.

E i giovani merli, nel loro fuligginoso andare,

Saltellano ai miei piedi,

e brilla l’arancio che muove la terra

in cerca di una vita che li sostenga.

Passeggiano nonni e mamme

A vegliar giovani virgulti

A rimembrare i loro giochi,

di un’infanzia mai sopita

di affanni incerti diluita.

Tra legni colorati dipinti scivoli su cui gettare la vita,

lontano i prati sono macchie colorate,

nella corsa estrema son magliette sudate.

 

Marco Fantuzzi

09-05-2016