All’inizio era il buio assoluto

All’inizio era il buio assoluto, non c’era luce che brillasse nell’universo, uno spazio immenso senza confini circondava un ciclopico ammasso di roccia e ghiaccio.

In nuce era presente tutto ciò che avrebbe dato vita al mondo, non come lo conosciamo ora, ma qualcosa di vagamente simile, senza animali e piante, perché l’atmosfera non era ancora respirabile.

Provate a immaginare milioni e milioni, e ancor più, di tonnellate di materia che contenevano gli stessi elementi di cui sono composti gli esseri viventi.

Riuscite a immaginare l’esplosione di tutto ciò? In pochi secondi tutto si frantumò e frammenti incandescenti di quell’ammasso primigenio cominciarono a vagare nello spazio fino a riempirlo tutto e a dargli quell’aspetto che noi ora ammiriamo.

Riuscite a immaginare la forza e la violenza di tutto ciò? Il calore sprigionato, l’immane clangore che scaturì, la velocità con cui si mossero questi pachidermi di dimensioni oceaniche: nessun essere vivente avrebbe potuto assistere alla scena, tantomeno avrebbe potuto sopravvivere, nemmeno se si fosse trovato distante milioni di chilometri, sarebbe stata soltanto una lunghissima agonia.

Provate a immaginare se qualcosa di simile dovesse accadere al nostro pianeta, più bistrattato che amato. In tre secondi tutta la vita si sarebbe estinta nel fuoco, un inferno che al confronto quello di Dante sarebbe sembrato uno scherzo.

Con tutto ciò non vi volevo spaventare cari lettori, tutto questo non succederà, non oggi almeno, ma credo che in ogni caso sia meglio estinguerci prima che assistere a questa immane catastrofe.

Marco Fantuzzi

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