Elisa Biagini

Non ti vedo persona

ma voce che scarnifica l’orecchio,

violento ronzare nei polmoni.

Col tuo lento danzare della testa

mostri i nervi intrecciati,

le tue mani stellate

sono arazzi.

Elisa Biagini

Annunci

Chandra Livia Candiani

Amo lo spazio

che ti sta intorno,

scampato.

Come ti accoglie,

e lo attraversi

stracciando attimi

quasi seminassi

furtivamente perle.

Chandra Livia Candiani

Francesco Scarabicchi

Porto in salvo dal freddo le parole,

curo l’ombra dell’erba, la coltivo

alla luce notturna delle aiuole,

custodisco la casa dove vivo,

dico piano il tuo nome, lo conservo

per l’inverno che viene, come un lume.

 

da IL PRATO BIANCO

Eau et ciel

Eau et ciel
ils s’effleurent,
ils se touchent,
pour se plonger dans l’infini.
Mes yeux
ils écoutent la mer,
le vent qui souffle fort
que gonfle et il écume les flots.
Je ferme les yeux,
j’entends ta présence
fort et sereine.
J’entends mes mémoires,
mon adolescence
inquiète.
Il y a le parfum des genêts
à pic sur la mer,
le cri des mouettes
planeurs dans le ciel,
le sel à brûler la peau…
…et encore une fois eau et ciel.

Marco Fantuzzi

Faustino Stigliani legge Hemingway

Faustino Stigliani legge “Il vecchio e il mare” con la consueta maestria e professionalità, lui medico a tempo pieno presso l’Ospedale di Scandiano, ma con in tasca un Diploma dell’Accademia di Arte Drammatica dell’Antoniano di Bologna ed esperienze professionali in campo teatrale.

Legge ed interpreta con tre diverse voci Santiago, il vecchio pescatore protagonista del libro, il suo giovane amico Manolo, che tanto si preoccupa per lui e da lui ha imparato l’arte della pesca, e il narratore, tutte voci ben distinguibili e caratterizzate.

La lotta tra il vecchio e il marlin, una lotta tra il vecchio e il mare, due anime solitarie, è la parte centrale del romanzo e descrive il riscatto di Santiago, cui la fortuna era debitrice essendosi dimenticata di lui, e la resa del marlin dopo una lunga battaglia, ma questa vittoria verrà pagata a caro prezzo, come i lettori sapranno.

E mentre leggo io ricordo la mia lettura, in un tempo passato, e mi immedesimo nel presente, nei luoghi descritti: il mare, un momento placido e in un altro un ribollire di sangue e schiuma, la spiaggia di un giallo dorato, su cui il vecchio sognerà i leoni, la vecchia misera casa e la barca, emblema della sua solitudine.

Ma è la voce che mi porta in quei luoghi, con l’avvolgente fisarmonica che accompagna, a destare emozioni, un’ora appassionante come Hemingway sapeva fare con i suoi racconti e i suoi romanzi.

Un grazie alla Biblioteca di Casalgrande per questa bella serata, affollata da un centinaio di persone di tutte le età, un grazie alla letteratura che sempre ci regala momenti di incomparabile bellezza.

Marco Fantuzzi

24/02/2018

À toi

Dans un été fou

j’usai mon amour,

autres il n’aura pas le ciel

pour remplir mon coeur.

Je vivrai ma vie

sans plus l’ardeur,

et je brûlerai dans le temps

toutes mes heures.

 

Marco Fantuzzi

traduzione di una mia poesia

Au lecteur di Charles Baudelaire – traduzione di Marco Fantuzzi

Al Lettore

di Charles Baudelaire

 

La scempiaggine, lo sbaglio, il peccato, la spilorceria,

S’impadroniscono dei nostri spiriti e angustiano i corpi,

E noi nutriamo i nostri amabili resti,

Come gli straccioni nutrono i loro parassiti.

I nostri ostinati peccati, i pentimenti vigliacchi;

Ci fanno pagare lautamente le nostre confessioni,

E rientriamo gaiamente sul nostro melmoso sentiero,

Credendo che vili lacrime possano lavare le nostre magagne.

Sul guanciale del male Satana Trismegisto

Culla lungamente il nostro spirito incantato,

E il ricco metallo della nostra volontà

È completamente liquefatto da quel sapiente alchimista.

È il diavolo che tiene i fili in cui ci dimeniamo!

Negli oggetti ripugnanti troviamo appagamenti;

Ma ogni giorno scendiamo di un passo in più verso l’Inferno,

Senza raccapriccio, attraverso tenebre che di olezzo sanno.

Così’ come un povero debosciato che bacia e mangia

Il seno martoriato di una vecchia sgualdrina,

Noi afferriamo al passaggio un piacere clandestino

Che spremiamo con forza come una vecchia arancia.

Fitto, brulicante, come un milione di vermi,

Nei nostri cervelli gozzoviglia un popolo di Demoni,

E, quando respiriamo, la Morte nei nostri polmoni

Discende, un fiume invisibile, con sordi lamenti.

Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l’incendio,

Non hanno ancora ricamato di piacevoli fregi

Il banale canovaccio dei nostri pietosi destini,

È che la nostra anima, ahimè! non è abbastanza audace.

Ma tra gli sciacalli, le pantere, le linci,

Le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti,

I mostri mugolanti, urlanti, grugnenti, striscianti,

Nel serraglio infame dei nostri vizi,

Uno ce n’è più laido, più malvagio, più immondo!

Benché non faccia grandi gesti né lanci alte grida,

Egli farebbe volentieri della sua terra macerie

E in uno sbadiglio ingoierebbe il mondo.

È la noia! L’occhio carico di un involontario pianto,

Sogna di patiboli fumando il suo narghilè,

Tu lo conosci lettore, questo premuroso mostro,

  • Ipocrita uditore, – mio simile, – mio amico!

 

Traduzione di Marco Fantuzzi