La verità è che non mi sento vivo

La verità è che non mi sento vivo, l’ultima volta che la vidi il mio cuore si rifiutò di seguirla, ma i miei occhi non abbandonarono il suo lento cammino fino a che scomparve alla vista.

Era stato un amore così forte che la sua amicizia non mi bastava, non sapevo che farmene e così non la cercai più. Rivederla mi fece star male, credevo di averla dimenticata, l’avevo solo sepolta in un angolo sperduto della mia mente, ma il cuore non aveva dimenticato, ricordava bene i suoi occhi, le sue mani, le piccole labbra così profonde.  Nel suo vestito a fiori le forme risaltavano ancor più, sarei morto se lei mi avesse visto, perché di me lei di me amava solo il poeta, non l’uomo. Mi avrebbe letto negli occhi il desiderio di allora, i miei pensieri impudichi l’avrebbero messa a disagio, e questo io non l’avrei mai voluto. Spero che il tempo conceda pace al mio cuore, spero che la vita familiare ti conceda quella felicità che mi hai rifiutato, spero di non vederti mai più, vecchio amore mio, perché il tempo ricomincerebbe a correre e io voglio fermarlo.

Adieu mon amour, je suis fou de toi.

 

Marco Fantuzzi

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Due anime

Due anime che non s‘incontrano sono due anime perse, perse nei loro silenzi fatti di perenne attese, perse in un vortice di pensieri infiniti, e non riesci ad ascoltarne il canto, flebile come il vento che accarezza l’erba a primavera.

Globi, resi polverosi dal procedere degli anni, ancora in cerca di compagnia, di felicità dispersa, di sorrisi, di placida quiete per il loro anelante spirito.

Sono membra desiderose di un tenero abbraccio, di un caldo respiro che spogli dai pensieri i rancori di ieri, sono labbra senza più voce che attendono un sussulto di vita.

Nelle oscene profondità della vita il cuore sussulta, qui tra lenzuola sudate c’è un amore non consumato, perché le nostre strade smarrimmo nella veloce gioventù, e non serve e non basta vivere di rimpianti.

 

Marco Fantuzzi

Vorrei cucire la mia pelle su di te

Vorrei cucire la mia pelle su di te, come un aderente vestito, per calzare i miei momenti di malinconia, di triste abbandono. Una pelle liscia e lucente che ti toglie il respiro, in cui soffocare i miei sospiri. Sereno è il tuo sguardo che palpebre non abbassa, che sorride malinconico tuffandosi nel mare degli occhi miei. Ora siamo una pelle unica, nelle tue carezze respiro un altro profumo, e faccio l’amore con i tuoi occhi, la parte migliore di te.

 

Marco Fantuzzi

La Pasqua del cuore

Certo vedere un parco attraverso una rete di recinzione è desolante, ma ancora non è stato aperto, nonostante la primavera incombente abbia già risvegliato la natura in fiore.

Il giallo luminoso delle forsizie si spande ovunque e intorno il bianco e il rosa degli alberelli ci dona un senso di pace, risorge la vita in tutta la sua sfolgorante bellezza.

I lampioni sono pronti a rischiarare le nostre notturne riflessioni e le fontanelle sono pronte a dissetare le prossime lunghe serate estive, tra un po’ donne e bambini allieteranno di vivacità i verdi fili d’erba che altro non aspettano che di essere calpestati.

Manca però ancora la cosa più importante: in pietra, legno e metallo le panchine accoglieranno gli amanti che qui si faranno promesse per l’eternità o per pochi attimi soltanto.

Essi raccoglieranno i pensieri più intimi e reconditi che a nessun altro vorranno esternare: è la Pasqua del cuore.

 

Marco Fantuzzi

27-03-2016

Racconto_6

…ormai la sua poesia aveva raggiunto uno stato di grazia che apriva sempre più il mio cuore e in risposta ad una mia poesia un’altra che mi descriveva a fondo:

Belle le tue parole

Bello il tuo cuore

Belli i tuoi pensieri

Che cercano amore…

Poi Lei mi spedì delle sue foto che le avevo chiesto e una bellissima lettera in cui si raccontava e alla fine chiedeva che fossi io a parlare.

Io cominciavo a capire che ormai era ora di dichiararsi, lei era contenta di quello che avevo scritto, io ero felice di sentirla così vicina, ancora non immaginava cosa stavo per scriverle.

Lei mi scrisse queste parole:

«Sei davvero galante, grazie…non so chi ti ha ridato allegria, mi piacerebbe pensare di essere stata io, ne sarei felice.»

Così le risposi lasciandola senza parole e senza fiato, incredula ma felice:

«Sei sempre tu a rendermi felice o triste, a seconda che arrivino o no le tue lettere…
Sei sempre tu nei miei pensieri migliori…
Sei sempre tu a ispirarmi e a fare di me una persona migliore…
Sei sempre tu…
Sono sempre io a essere invadente, mi manchi molto…»

Lei mi rispose con queste seducenti parole:

«Dolcissimo amico mio, bello questo sogno, non voglio spegnerlo e nemmeno voglio forzare per farlo vivere, voglio assaporarlo, gustarlo, cullarmi in esso e tenendolo caro e stretto a me, lasciare che mi avvolga e continui a farmi sognare.»

Poi mi scrisse un’altra poesia:

Ragazzo che parli di te

Con quel tuo modo un po’ frenato

Che vorresti tanto dire ma che temi del tuo dire …

ed io ti voglio già molto bene.

Continua…

(grazie all’amica che mi ha regalato le sue emozioni, per rendere più lieti questi miei scritti).

 

Marco Fantuzzi

Ritratto di donna

Un grazioso nero, punteggiato di strass, le copriva il capo e le incorniciava il volto, dai lineamenti così delicati.

Una grossa sciarpa, un foulard nero come l’inchiostro, sopra un cappotto a strisce bianche e nere.

Le mani inguantate, piccole e sottili, sfogliavano con interesse le pagine di un libro.

E due lunghe gambe sporgevano dal vestito, su due eleganti tacchi appoggiate.

Carezzevole voce illanguidiva l’aria, ma svanì dal mio cielo come neve a primavera.

Marco Fantuzzi

Un uomo e una donna

Questo pover’uomo, all’inizio della propria vecchiaia (giusto or ora aveva terminato l’età di mezzo, così lunga e irta di ostacoli), si era invaghito di una giovane donna (nel fiore degli anni), una splendida beltà, capelli e occhi neri, come il buio più profondo.

La incontrava di quando in quando in giro per il paese o in una piccola libreria, dove lei sfogliava distrattamente sempre la stessa rivista di moda e viaggi.

Era di un’eleganza senza pari, lui non aveva mai incontrato un donna così nella sua lunga vita, sempre sola (ma questo non voleva dir nulla, anche lui era sempre in giro solo e chi lo conosceva non avrebbe detto che avesse famiglia), gli capitava di vederla più o meno alla stessa ora, in tarda mattinata o nel primo pomeriggio, ma mai di domenica.

Cominciò così a fare mille congetture, sul fatto che fosse sposata, che avesse figli…

Cominciarono presto a scambiarsi le prime occhiate, che lei sembrava sfuggire, le ricordava tanto un viso di ragazza che aveva visto una sola volta tanti anni fa, fu questo il motivo per cui la guardò tanto intensamente, la prima volta che la vide, o meglio la rivide.

Ma non le si avvicinò per mesi, forse per anni (e lui invecchiava, mentre lei maturava di una bellezza sconvolgente), finché un giorno, lei come al solito leggeva una rivista, lui si avvicinò e le rivolse la parola.

«Posso sedermi?» le chiese, e fece l’atto di farlo.

«Ma…» e lei farfugliò qualcosa, aprendo la bocca a mostrare gli incisivi staccati.

«Volevo solo fare due chiacchiere», disse, ma se ne andò volgendole le spalle, forse lei completò la risposta, ma lui non la udì.

E così passò il tempo, e le stagioni, si dimenticò di lei, cambiò i suoi orari e non la vide per molto tempo, poi un giorno si accorse del suo sguardo su di sé, dietro le grandi lenti scure, lo osservava senza staccare lo sguardo, ma lui non si riavvicinò.

In seguito lui ebbe l’impressione, da certi movimenti, che lei cercasse l’incontro, finché un giorno, mentre cercava un libro da acquistare, vide i suoi spalancati che lo guardavano

quasi implorando un incontro.

Ma lui ne fu spaventato, forse il suo viso serio, senza un sorriso, lo raggelò, e distolse i suoi occhi da lei all’improvviso, e uscì dalla libreria col cuore che batteva all’impazzata, gli mancava il fiato.

Si diresse verso il parco, che lei spesso attraversava, e l’attese su una panchina, senza calmarsi, inforcò allora la vecchia bicicletta e la vide, non molto distante.

Quando lei sentì gli occhi di lui addosso, che quasi la spogliavano, si abbassò la maglietta sul ventre, quasi a coprire la sua nudità di donna rifiutata, fu lì che lui capì di aver perso l’ultima occasione di conoscerla, e se ne pentì per tutta la vita, ebbe modo di incontrarla ancora ma non ebbe mai il coraggio di alzare gli occhi.

Quegli occhi che l’avevano stregato e gli avevano tolto la voce, forse lo spaventava stravolgere la sua vita, pur così piatta e infelice, priva di quelle emozioni che ci rendono vitali.

Ma non riusciva a distoglierla dai suoi pensieri, ogni momento libero era per lei, questo era il suo cruccio, a volte l’amore fa fare cose folli.

Lui l’amava, non sapeva se ricambiato, non sapeva cosa lei provasse, e un giorno scomparve, così com’era apparsa, all’improvviso.

E non seppe mai il suo nome e mai le sfiorò quella pelle color di luna che dipingeva forme indimenticabili nel cielo della sua anima.

Marco Fantuzzi

2-1-2015