C’è una luce nuova

C’è una luce nuova sul tuo viso,

c’è il colore degli occhi nel tuo sorriso,

la camminata dolce e decisa dei tuoi passi…

c’è l’amore di un nuovo giorno,

fugge il tempo su queste rive desolate

e tu non lo rincorri,

nella luce calda del tramonto

ti abbandoni ai ricordi.

Un incontro

Peccato che non ci sia ancora la luna – disse Anna.

È bello anche così – replicò Franco, lanciando un sasso nello specchio scuro del lago notturno.

Il sasso rimbalzò parecchie volte sull’acqua prima di affondare: quante volte da ragazzo si era divertito con gli amici a gareggiare a chi faceva volare più lontano dei piccoli sassi appiattiti.

A questo stava pensando Franco mentre Anna osservava il cielo stellato.

La luna sarebbe sorta da lì a poco ma quel laghetto di montagna sulle cui rive avevano piantato la tenda era quanto di più luminoso potesse scaldare i cuori dei due giovani innamorati.

Franco aveva conosciuto Anna da pochi mesi, durante la pausa pranzo di una ventosa giornata di primavera: lo ricordava bene perché sua madre quel mattino era più agitata del solito.

La malattia che la costringeva a letto da parecchio tempo si acuiva nelle giornate in cui l’aria vorticava intorno a casa.

Era una tragedia vedere sua madre spegnersi ogni giorno di più, lui era sempre stato un combattente, sua madre no, lei stava arrendendosi a un male inesorabile.

A tutto questo stava pensando quando una ragazza dai capelli ramati gli chiese gentilmente qualcosa nel bar della stazione.

Aveva due occhi chiari profondissimi e quando lui si girò per rispondere non poté fare a meno di perdercisi dentro: svanirono i pensieri e lui si domandò da dove arrivasse.

Non l’aveva mai vista, e lui quasi tutti i giorni pranzava in quel locale pieno di gente affannata.

Aveva l’aria di una ragazza che sapeva il fatto suo, con lineamenti dolcissimi e lunghi capelli avvolti in una coda fermata da un elastico colorato.

Vestiva in modo semplice ma ricercato al tempo stesso, era bella ed elegante.

Franco non ricordò cosa le rispose, quello fu il primo incontro, lei ringraziò e poco dopo se ne andò.

L’avrebbe rivista la settimana successiva, nello stesso luogo, alla medesima ora.

Lui era una persona timida e riservata, lei espansiva ed esuberante.

Al secondo incontro fu Franco ad attaccare discorso, non era da lui agganciare una ragazza così, ma era desideroso di nuovi incontri.

Il lavoro non lo stimolava molto in quel periodo, i colleghi nemmeno dopo anni passati insieme.

Lavorava in una grossa azienda di elettrodomestici, che pochi anni prima aveva aperto una filiale produttiva nella zona.

Lei invece era una giovane artista, dipingeva soprattutto acquerelli, abitava a una cinquantina di km in una zona collinare ricca di boschi e laghetti.

Era nei pressi di uno di questi laghetti che avevano piantato la tenda per il loro primo incontro: non la tipica cena nel ristorante “in“ della città con quello che ne poteva seguire, ma una giornata “full immersion” nelle colline che lei tanto amava e che conosceva come le sue tasche.

Franco si era lasciato convincere facilmente, innamorato com’era, vulnerabile com’era.

La luna stava sorgendo, dietro il profilo delle montagne laggiù in fondo, fra un paio d’ore si sarebbe specchiata con gli alberi a far da contorno nell’acqua limpida del lago.

Era stata una breve salita, zaino in spalla, il mattino presto.

L’estate era iniziata da poco.

Il fiero coraggio

Il fiero coraggio della vita non posso dire mi abbia abbandonato, in verità non l’ho mai avuto.

Sono innamorato di un’ideale di vita, non della vita stessa, non del dolore che soffoca la vita stessa, non dell’amore che soffoca il desiderio.

Altro non c’è. Dolore e amore, e in fondo un infinito stupore.

Dove corri amico mio

Dove corri amico mio? Dove hai corso dovrei dire.

La tua vita è stata una lunga infaticabile corsa

e questo ti ha fatto sentire vivo.

Hai amato molto e sofferto molto,

chi ama meno soffre meno (così dicono).

E io che ho amato meno, perché ora soffro di più?

Tu eri lì a darmi le risposte che non trovavo,

mentre io ti sono stato di ben poco aiuto,

forse con me trovavi quello che non avevi mai cercato,

la serenità, ma io non ne avevo per due,

a me bastava a malapena,

non riuscivo a darla nemmeno alla mia famiglia.

Tu ne avevi due di famiglie,

ma quella d’elezione ti aveva ben deluso negli ultimi anni.

E questo ti ha schiantato, e l’attimo fuggente ti ha portato con sé.

Marco Fantuzzi

Un tralcio penzolante

Un tralcio penzolante mi ricorda la mia vita

(e quella di tutti)

appesa ad un filo lungo e sottile in balia dei venti

(e dei nostri pensieri).

L’amore e la morte ne tengono i capi,

loro decidono i nostri destini.

Il piacere e il dolore

attraversano quel debole spago,

lo fanno vibrare

spezzando l’incantesimo.

Il destino

Creatori di destino ci crediamo,

ma il cammino del sole non è per noi,

dove stiamo andando lo sa soltanto Lui.

Beffardo ci attende ad ogni angolo di strada

in ogni piazza, lungo polverose strade,

come falce che scuote l’erba alle radici.

A decidere è la casualità di un incontro,

mentre siamo di corsa, lanciati contro il tempo

o mentre attendiamo impazienti l’amore.

Questa non è la nostra vita, è quella degli altri,

non è la nostra felicità, è la felicità di qualcun altro,

questo siamo: persone al servizio di qualcuno.

Noi crediamo di decidere, ma non decidiamo,

né quando nascere, né quando morire,

come fiori che si aprono al mattino al cielo.

Cerchiamo di accontentare i nostri amori,

siano essi un genitore, un figlio, un amico

o il nostro compagno di sventura.

Marfan's poetry

Dolore e Amore

Il dolore non avrà mai fine,

ogni giorno nuovi legni per vecchi amori

brillanti e lucidi per ogni rimpianto.

L’amore non avrà mai fine,

ogni giorno nuove culle ci ravvivano

e seppelliscono vecchi timori.

Amore e dolore

unite non solo dalla rima

ma dalla profondità del nostro spirito.

Marfan's poetry

Son giunte ormai

Son giunte ormai le fredde lenzuola della notte

ed io mi dibatto tra questi muri spogli

che dimentichi sono del tuo odore.

Mi perseguita il tempo come un lupo in cerca,

non mi dà tregua il suo annusare inquieto e

sento i freddi artigli che lacerano carne viva.

E grondo sudore nella mia affannosa fuga

calpesto papaveri appassiti tra spighe di grano

che ancor mi ricordano lo splendore dei tuoi capelli.

Marfan's poetry

Perduta

Le sue labbra ho perso,

sepolte nelle notti bruciate

dal fuoco che ancora

alimenta il rogo mio.

Era una donna impossibile

per le mie fragili mani,

delicate come vasi di cristallo.

Il suo passo leggero,

la sua risata argentina,

il sussurro della sua voce.

Tutto poteva stare nel mio cuore

come un lago a primavera

che accoglie nuove vite in sboccio.

Non ti ho mai avuta

ci siamo cercati

in due mondi diversi,

impossibile incontrarsi.

Ma tra cielo e stelle

un dì ci rivedremo

sotto una luna immota

come il cuore che ti ha atteso.

Marfan's poetry