Una civiltà al collasso

Una civiltà al collasso, ci stiamo dirigendo ad una velocità folle contro un muro di cemento armato, un bel crash test senza speranza alcuna, perché non ci sono manichini nella nostra società indifferente ai valori sociali, ma persone vere.

Occorre rallentare la crescita demografica e i consumi e allora forse a quel muro non ci arriveremo, e nel frattempo ben vengano pestilenze, eventi naturali e carestie a diminuire gli abitanti di questo bistrattato pianeta.

Tante altre civiltà, prima della nostra, si sono schiantate nel tempo per troppa supponenza, saranno le civiltà più modeste quelle che riusciranno maggiormente a sopravvivere.

Noi dovremmo cercare il senso della nostra vita, dare un significato alla nostra esistenza, senza chiederci da dove veniamo e dove andiamo, serve solo la consapevolezza del momento presente.

Altrimenti le streghe ci diranno sempre cosa fare e come vivere, perché sono streghe (leggi poteri occulti, ma poi neanche tanto) scese a patto con il diavolo (quello vero, che sia moneta sonante, carta frusciante o impalpabile cripto valuta).

Non è Dio che incide sui destini del mondo, Lui se la ride insieme agli altri suoi pari, ma sono le streghe che ballano nei sabba.

Marco Fantuzzi

08/03/2022

La mezzaluna fertile

La mezzaluna fertile

Leggevo sui libri

Questa culla di civiltà.

Ora la mezzaluna

È sulla bandiera turca

Ma né loro né nessun altro

Si può definire una culla.

Gli infanti che vi crescono

Sono solo sanguinari

Perché questo mondo

Solo questo produce.

Assassini stupratori e ladri

La pace è stata tolta dal vocabolario

E ne più mai tornerà.

30/12/2021

Leggendo Giorgio Brizio

La disuguaglianza

Può sembrare brutto da dire, ma la disuguaglianza è necessaria all’interno di una società e ancora di più all’interno di una civiltà.

La disuguaglianza permette alle idee di crescere e circolare più velocemente, quindi è indispensabile alla crescita di una comunità.

L’uguaglianza è importante quando si parla di diritti e giustizia sociale, di conquiste inalienabili, ma si parte sempre da una condizione di forte disuguaglianza.

L’uguaglianza è solo un pio desiderio, non esiste stato o nazione in cui l’uguaglianza sia una priorità o un valore fondante, nemmeno se lo scrivi in un inno nazionale o in un atto costitutivo di uno stato.

Possiamo considerare la disuguaglianza un bias, un errore sistematico, che ricorre in maniera prevedibile in determinate circostanze. La costanza di questa deviazione ci induce poi a cercare una spiegazione causale per risolvere il problema.

Ma a volte si tratta di dispersione casuale, è una diversa componente dell’errore umano.

Marco Fantuzzi

08/01/2022

Leggendo Paul Krugman

La nostra vita ondeggia

La nostra vita ondeggia

un fortunale è in arrivo

a spazzare i resti

della nostra meschina civiltà

di ladri e di ruffiani.

I primi a servir la politica

da altri eletta

e i secondi a servire i primi.

Come vedi

di servi ben pasciuti

è la nostra civiltà

gente obesa nel suo stesso interesse.

Vilipesa nel più profondo spirito

ormai sepolto e dimenticato.

E la vita ondeggia

in un naufragar di onde incerte.

Marfan's poetry

Leggendo Auden_lezioni su Shakespeare

Tutte le civiltà, quelle conosciute almeno, sono state attraversate da profonde crisi di carattere politico-sociale e oggi stiamo di nuovo attraversando uno di questi periodi.

Da una parte la politica, una cosa per pochi eletti, mentitori per professione, sostenuta da poteri così forti in grado di poter distruggere una nazione per i propri interessi e dall’altra la società civile, in massima parte povera o impoverita che lotta per ripristinare la propria dignità, compromessa da una competitività sempre più sfrenata, e dove la condivisione e la solidarietà sono merce rara e preziosa.

Dove il confine tra ricchezza e povertà è così labile che spesso un evento inaspettato può fare la differenza tra la vita e la morte.

Siamo diventati davvero un branco asociale?

Vivere tra le macerie, in fatiscenti abitazioni, tra il ronzare di insetti instancabili, con la pelle impregnata di un caldo maleodorante. Questo incubo si materializza in tutte le grandi città nelle estati afose che ormai danneggiano profondamente il nostro vivere, in un caldo che i condizionatori dei grattacieli contribuiscono a dilatare a dismisura per chi vive giorno e notte all’aria aperta.

Che ne sarà dell’aria limpida che respiravano i nostri nonni, quando anche l’ultima foresta sarà stata distrutta?

Che ne sarà dei destini delle nostre future generazioni, quando gli occhi di oggi fanno tabula rasa del nostro ambiente vitale?

Che ne sarà della Terra che ci guarda inorridita davanti allo scempio cui assiste da ormai troppo tempo?

Lei sopravvivrà, perché saprà adattarsi al cambiamento climatico, ma noi no, noi non ce la faremo.

Vogliamo autonomie politiche,

vogliamo decidere del nostro destino,

vogliamo i profitti che produciamo,

vogliamo pace e serenità,

chiediamo troppo? Ce lo concederanno o dovremo lottare per ottenerle?

Marco Fantuzzi

La dignità

La dignità, una virtù da riconquistare con forza, quando l’abbiamo persa?

Milioni di persone vivono una vita priva di dignità e decoro: è un effetto marginale della vita consumistica di oggigiorno!

Una vita ansioso-compulsiva in cui devi correre se vuoi restare dentro, altrimenti sei “out” ed è difficile rientrare.

Ma chi ha deciso che la vita va affrontata di corsa? Siamo l’unico animale della Terra che si comporta così, crediamo davvero di avere un cervello evoluto?

Ci crediamo santi ed eroi ma siamo un frammento di puzzle, un superorganismo che interagisce in modo imperfetto, siamo granelli dell’universo, un’aggregazione di atomi e materia oscura, deboli, fragili, miseri, dovremmo avere coscienza del nostro essere e lavorare per un futuro migliore tutti insieme.

Invece la nostra società capitalistica produce mostri a un ritmo vertiginoso.

Guardiamo la parte sporca della nostra città, gli angoli bui, i marciapiedi corrosi, le case diroccate, sotto i ponti, nelle campagne desolate, dove non crescono più nemmeno i fiori.

Dove non c’è vita non c’è speranza e dove non c’è speranza non c’è vita.

Tu, uomo della strada, fra poco è Natale, le città si riempiranno di luci, e ritroveremo ai semafori barboni a elemosinare, che ti fanno ribrezzo: pensi che abbiano scelto questa vita?

Vai nelle tue chiese a pregare Dio, lui ti assolverà dai tuoi peccati, anche i più tremendi.

Paga il tuo obolo alla chiesa, falla ricca e immensa, così ti controllerà ancor più.

Inginocchiati, chiedi perdono e ti si schiuderà il Paradiso, mentre il tuo corpo polvere ritornerà.

Non c’è speranza per gli uomini senza fede.

E se credi che io abbia scritto sciocchezze leggi 1984 di Orwell, scritto nel 1948, leggi dell’utopia visionaria che mai avremmo immaginato mente umana potesse concepire.

 

Marco Fantuzzi

08-11-2013

Diritti umani

Esiste ancora lo spazio per il riconoscimento dei diritti umani di una persona qualsiasi? Direi di no! Per il semplice fatto che non esistono persone qualsiasi, ma persone che vivono nei loro pieni diritti (poche migliaia, forse centinaia di migliaia, qualche milione a voler essere ottimisti).

Ma le altre centinaia di milioni, ormai parecchi miliardi, che diritto di vita hanno se vivono in un paese in guerra, senza risorse, sotto dittatura. È questo il futuro che ci aspetta, solo persone ciniche e spregiudicate hanno diritto a vivere, le altre sono solo carne da macello, private di ogni dignità, ostaggio del più bieco razzismo, perché questo ci accompagna da sempre.

MORS TUA, VITA MEA: questo succede tutti i giorni, anche nei paesi più democratici, anche a casa nostra, in paesi che si considerano culle di civiltà antiche, e vien facile pensare alla cultura greca, a quella latina, alla Mezzaluna Fertile che tanto ha generato nei millenni passati.

Forse un giorno riusciremo ad uscire da questa logica, necessaria quando l’uomo arrivò sulla Terra, un posto altamente inospitale, ma non dovrebbe essere rivolto alla tua specie oggigiorno, perché siamo ad un livello di benessere in cui tutti potremmo avere uno stile di vita almeno decoroso.

Quando arriverà quel giorno?

 

Marco Fantuzzi

23-10-2015

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