È il cammino che ti spinge lontano

È il cammino che ti spinge lontano,

via dai rimpianti sui cui naufraga la vita,

su refoli di nebbia abbandoni parole,

troppo pesanti per sciogliersi al sole.

Sei nella sfera delle emozioni profonde,

dei desideri sognati ed agognati,

nelle tue nuvole di confusione,

nei delicati ricordi di cui ti nutri.

Sei carne e spirito, sei sesso e amore

e culli l’infelicità, perché si addormenti

e blandisci il benessere cui ogni uomo agogna

in una vita di speranza disillusa.

Sei solo

nella frenetica compagnia d’oggigiorno,

che nulla dà e tutto toglie.

Marco Fantuzzi

C’è questo mare di lucciole

C’è questo mare di lucciole da non attraversare, sono piccole stelle che brillano di contentezza in queste umide serate estive, illuminano la strada ai grilli canterini che sparpagliano la voce tra alti fili d’erba.

I ragazzi se ne stanno lì ad ascoltarli, mentre il loro cuore batte forte, non hanno nemmeno vent’anni ma hanno capito la vita meglio di noi adulti, non vogliono crescere, perché dar loro torto?

Queste lunghe notti deliziose sono tutto ciò che desiderano, rincorrersi a perdifiato, i primi amori, i primi litigi, e ascoltano la notte piena di suoni e silenzi.

Ascoltano se stessi, li aiuterà a crescere senza pregiudizi, osservano la notte che schiarisce, è ora di tornare, al dolce fato, al di là del mare.

Marco Fantuzzi

Sei nella mia nuvola di confusione

Sei nella mia nuvola di confusione,

impalpabile consistenza delle mie ore liete,

mi accompagni con grazia nelle mie scelte arcane,

lucidi i miei pensieri aggrovigliati

come matasse in disuso, che brillano

nella luce del sole, ma come rame si ossidano

esposti al cielo che ti sovrasta, all’aria che respiri,

anima mia.

Marco Fantuzzi

Un ricordo, un incontro

Nei garganici faggi

della tua infanzia

cercasti la strada

che ti portava a me.

Maestose ombre ti coglievano,

ma il sole ti batteva in cuore

e nella mente avevi il vento

che ti spingeva in mare aperto.

Un cammino di pietre e sassi

rafforzò il tuo energico fare,

stemperasti con forza il buio

dipingendo limpidi sorrisi.

Al fine mi trovasti,

sotto un vecchio pioppo,

avevi vent’anni, e come me

una vita da spendere nel tempo.

In italia si muore ancora di freddo

In Italia si muore ancora di freddo, a nord come a sud, la notte è lunga d’inverno, sembra non finire mai, ai margini delle stazioni, nei cantieri, nei parchi, nelle fabbriche abbandonate.

Il nome è sconosciuto, non aveva documenti, ma poco importa, uno dei tanti senzatetto che aumentano ogni giorno, costretti a vivere nell’illegalità per sopravvivere.

Di giorno questo parco è un oasi felice, giovani che fanno jogging nelle loro tute colorate, cani liberi dal guinzaglio e poco lontano pensionati sul campo di bocce.

Ma la notte è un inferno, quando i lampioni si abbassano sull’oscurità e la gente per bene se ne va, escono i derelitti con i loro sacchetti pieni di cianfrusaglie, e se va bene una birra scadente e una scatoletta scaduta.

Cristiano, passatemi il nome, non aveva talenti da spendere come l’omonimo calciatore che desidera l’ingaggio raddoppiato, perché 21 milioni all’anno non lo gratificano, non lui no, lui veniva dall’Africa più profonda e antica (forse qualcuno dimentica che noi veniamo da lì), dove il sole brucia letteralmente la pelle e l’acqua è merce rara.

Era fuggito da un orrore di guerra, ma anche qui non aveva trovato pace, perché è qui che nascono le guerre, nel nostro mondo occidentale, nella nostra civiltà che consuma sulla pelle degli altri, e ogni tanto si ripulisce la coscienza con la beneficenza, scusate la rima, non è una poesia, anche se gli uomini dovrebbero vivere più spesso in modo poetico.

Marfan

28/01/2018

Un naufragar di onde

Un naufragar di onde

su avite spiagge,

nel cullare di impeti pacifici

creste spumeggianti alla deriva.

Cieli scuri in gramaglie

per una tempesta in arrivo,

fulmini e scoppi,

vele strappate, vite divelte.

Vascelli a fondo sbattuti

su fosse abissali da cui

nemmeno il ricordo risale

nella fragile mente di noi uomini.

Marco Fantuzzi

Mi nutro di questo spettacolo

Mi nutro di questo spettacolo

che è l’amore in fiore,

e odoro le tue emozioni

come un respiro di vento.

La tua pelle è un velluto

posato sui miei occhi,

e le mie dita ti sfiorano soltanto,

ma questo basta al mio cuore.

Risplende il tuo viso, in un bacio di sole,

e mentre ti scendo tra le braccia,

lunghe come la vita che ci aspetta,

tremolano le mie dita.

E mi soffermo lì, senza pensare,

lì, dove nasce la vita.

Marco Fantuzzi

Solo parole

Valanghe di parole

sulla mia fragile vita

e frana il mio cuore

sul nostro “dimenticato” amore.

 

La notte era tempesta

quando sbattesti la porta,

fuggivi dalle tue emozioni

fuggivi dal tuo dolore.

 

Ma ricordo i sorrisi,

morirò nel tuo cuore,

per il  dolore concesso.

 

Al mattino il letto spoglio

ancora sveglia il tuo ricordo,

le luminose giornate di settembre

scaldavano come la tua voce.

 

E tu riempivi il cuore dei nostri pensieri,

ora c’è un silenzio innaturale

a riempire le mie solitudini.

 

Parole, ancora parole,

le tue parole e niente altro.

 

 

Marco Fantuzzi