Cesare Pavese

“… ma l’uomo è tecnica, fin dal giorno che impugnò una scure a combattere contro le belve o uno stilo per scrivere; e se oggi la tecnica appare nemica dello spirito, ciò è vero nel senso che in troppi paesi di questa terra il lavoro che gli uomini compiono è accantonato e reso vano da chi non lavora e c’ingrassa”.

Libertà e lavoro

Libertà, parola troppo spesso evocata come sinonimo di indipendenza, se aneliamo libertà significa che siamo schiavi e magari non ne siamo neppure consci.

Libertà di parola, di pensiero, di lavoro, tutte cose che ci sono precluse, anche i giornalisti che si credono “creatori indipendenti di parole” hanno un editore a cui ubbidire.

Siamo tutti schiavi, di qualcosa e di qualcuno, del sistema magari, è così di moda dirlo, ma il sistema siamo noi, possiamo modificarlo, se abbiamo voglia di viverlo attivamente.

E invece solo la punta dell’iceberg emerge, mentre la maggior parte è sotto il pelo dell’acqua, sottomessa a vivere la propria passività.

Pochi pensieri, pochi problemi, ma poi si arrabbia se nessuna pensa a loro, sotto il pelo dell’acqua sei invisibile, quindi non esisti.

Se non esisti io sistema non ha nemmeno la necessità di tutelare il lavoro, uno dei capisaldi della nostra costituzione, peraltro in via di stravolgimento (ma questa è un’altra storia).

Oggi, come in passato, non c’è lavoro per tutti, non conviene a chi ci governa, meglio lo scontro, meglio l’ignoranza, troppa gente istruita è pericolosa (oggi come in passato), le persone prendono coscienza dei loro diritti, non solo dei doveri, chiedono, vogliono risposte, è imbarazzante!
Marco Fantuzzi

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