La Speranza

Nelle nostre povere mani,

callose per il duro lavoro,

tagliate, di sangue rappreso

per le reti scavalcate,

nell’assurdo pensiero

che al di là del muro

c’è ancora un cielo azzurro

per tutti noi,

nelle mani la nostra speranza.

Perché mi butti via

Perché mi butti via come una scarpa rotta,

non mi hai ancora indossata

e già ti ripugna la sua scalcagnata bruttezza,

ma anche lei ha un cuore.

L’infinito è qui ai tuoi piedi,

non cercarlo invano,

fai di me il viandante di ogni tuo tempo.

Scioglierò il tuo disadorno pallore,

dipingendo le tue guance

con l’armonia delle mani

che sul tuo corpo sono già un domani.

Marco Fantuzzi

Agli amici – E’ tramontato giorno

Cari Amici,

Stasera ho terminato la stesura della prima bozza del mio nuovo libro di poesie, si tratta di oltre sessanta poesie, tutte assolutamente inedite, mai pubblicate sul blog. Si chiamerà RIME E VISIONI, se qualcuno volesse essere così gentile da darmi qualche idea sulla grafica della copertina lo ringrazio tantissimo.

Intanto vi lascio con una delle poesie che ho scartato, una scelta molto difficoltosa, erano circa un centinaio inizialmente.

 

È tramontato giorno

 

È tramontato giorno

su questo triste amore,

le foglie son staccate

con non poco dolore.

Udir non posso il nome

della tua delicata vita,

da ripetere ogni momento

con gioia infinita.

Hai sconvolto la vita mia

e le mie mani scivolano

sul tuo corpo lieve,

mentre adagi le labbra

e questo uomo sviene.

 

Marco Fantuzzi

Le campane annuncianti

Le campane annuncianti

suonano a festa il tuo ricordo

dove il passo per sempre rimane.

 

Vederti,  sognarti, i tuoi canti

che altro, bruciante accordo

Gioia, nelle tue forme arcane.

 

Nelle mani il velluto dei guanti,

giovane donna sciogli lo sguardo,

spoglia le tue lunghe sottane.

 

Gli occhi, desiderosi, brucianti,

su quel mio avido sorriso balordo,

attendono baci e quello che rimane.

 

Negli occhi miei, tristi e sorridenti

ti senti nuda, sei un dolce fuoribordo,

e io raccolgo il tuo viso, le tue collane.

 

Marco Fantuzzi

Il caffè

Lei riempiva di sé l’atmosfera del caffè, sovrastava l’odore di stantio di quel vecchio ambiente, dove un tempo dominava un profumo di caffè tostato.

Piccola donna dal passo leggero, in uno spolverino raccolta portava la primavera con sé, e nell’attesa i tacchi battevano impazienti sul vecchio impiantito.

Le gambe seminude seducevano il mio sguardo anche se quel corpo lo conoscevo a memoria, ogni minuscola piega della pelle, ogni curva avevo sfiorato ed esplorato con le mie mani, nella più profonda oscurità di una camera d’albergo, dove l’odore di lavanda delle lenzuola si mescolava al suo.

Il tatto è l’essenza dell’amore fisico, ben diverso da quello spirituale che ti nutre nella solitudine, e io la toccavo ovunque e gustavo i suoi sospiri, così pieni di felicità.

Lei adorava le mie mani più di ogni altra cosa, la spogliavano al buio e dipingevano le sue forme, così delicate, il ventre caldo, l’eccitazione sul seno, e le piccole labbra tumide.

Gli occhi invece la spogliavano quando m’incontrava nel caffè, poche erano le parole che volavano, leggiadre come il suo profumo.

Passavamo le ore a guardarci, a sorridere, a gustare un profumato caffè, gli occhi s’immergevano l’un l’altro e niente intorno era più come prima.

Cadevano le pareti, sparivano i rumori ed eravamo di nuovo in un prato dove la coglievo per l’ultima volta, come un delicato fiore di primavera.

Ora il caffè è chiuso, rimane un’insegna penzolante a ricordo degli antichi fasti.

Lei non c’è più ma io ogni giorno assaporo il suo profumo, se n’è andata per sempre, ma il suo amore è rimasto a ravvivarmi il cuore.

Ora sono un uomo migliore e lo devo a lei soltanto, al tempo che rubò alla sua famiglia per farmene un regalo immenso.

Io la mia metà l’avevo trovata, non la cercherò mai più, questo è l’Amore, come ci ricorda Platone, l’unione di due metà perfette.

Marco Fantuzzi