Gli sbagli

Gli sbagli che abbiamo fatto in passato non devono darci il tormento per tutta la vita, se abbiamo agito in buonafede e pensando che la scelta fatta fosse la migliore per il nostro patrimonio di conoscenze in quel momento non dobbiamo pensare dieci anni dopo “se ritornassi indietro farei l’opposto di quello che ho fatto”, troppo facile giudicare a posteriori la vita passata con un livello di conoscenze superiori.

Dobbiamo lavorare sulla nostra mente, che ci condiziona in ogni momento della giornata e convincerci che ogni scelta fatta in passato era comunque la migliore per le condizioni psico-fisiche in cui eravamo in quel dato momento. Immergerci nei sensi di colpa servirà solo a farci trascinare dagli eventi adesso e in futuro invece di viverla appieno.

L’incertezza delle cose della vita, delle azioni che compiamo, e di cui a priori non conosciamo appieno gli effetti ma solo lo immaginiamo, è qualcosa che rende la vita più bella e affascinante. Un futuro già scritto, che conosciamo a priori non serve a vivere una vita migliore.

Immaginare quale futuro vogliamo è la cosa più stimolante che una persona possa desiderare, l’importante è capire dove bisogna indirizzarsi, e solo provando varie strade puoi trovare quella giusta o che perlomeno si avvicina ai tuoi desideri.

La vita è un’avventura, che lo desideriamo o no, non viverla non serve a niente, poi ognuno deve cercare il proprio modello, crearsi la propria filosofia, l’importante è non chiudersi in se stesso e isolarsi dal mondo ma confrontarsi con gli altri. Solo dal dialogo posso emergere idee nuove da poter sviluppare.

Marco Fantuzzi

Fino a che punto …

Fino a che punto la follia è frutto della nostra mente, fino a che punto i nostri comportamenti sono solo nostri e non anche dettati da meccanismi turbati da variabili imprevedibili che non ci danno il tempo di riflettere?

I raptus, di cui tanto si parla quando si perde il controllo, esistono davvero o sono solo emozioni latenti?

Io ho letto pochissimi libri di psicologia, ma credo che quello che esca, fosse già dentro di noi, quiescente e poi zampillante come un vulcano disturbato da un lungo sonno.

Marco Fantuzzi

Mente e cervello

Mente e cervello, due entità autonome che si controllano e si integrano.

Non si capisce dove inizia l’una e finisce l’altra.

Il cervello è qualcosa di fisico, e la mente?

Parliamo spesso di stato mentale quando siamo disturbati: allora la mente fa parte del cervello, e quando questi stati mentali ci portano a fatti irrazionali la mente vince sul cervello.

Com’è possibile che una parte del sistema batta il sistema?

Ci sfugge l’imponderabile: questa è la mente, qualcosa di spirituale che sovrasta la materia. Questa materia imperfetta, complessa, un groviglio di cellule che nascono e muoiono continuamente, ma nel cervello muoiono soltanto anche se formano connessioni sempre nuove.

Siamo un magnifico puzzle, un piccolo mosaico da incastrare con miliardi di altri piccoli mosaici per completare quell’immenso affresco che è la vita.

Cosa saremmo noi se non interagissimo con l’ambiente che ci circonda: probabilmente niente.

Cosa potremmo fare senza l’aiuto degli altri: forse nulla.

E invece quando condividiamo i nostri pensieri con altri pensieri raggiungiamo una profondità che mai avremmo sperato.

Marco Fantuzzi

Mente e cervello

Due entità autonome che si controllano e si integrano. Non si capisce, dove inizia l’una e finisce l’altra, il cervello è qualcosa di fisico, e la mente?

Parliamo di stato mentale, quando spesso siamo disturbati: allora la mente fa parte del cervello, ma quando questi stati mentali ci portano a fatti irrazionali, la mente vince sul cervello, com’è possibile che una parte del sistema batta il sistema?

Ci sfugge l’imponderabile: questa è la mente, qualcosa di spirituale che sovrasta la materia; questa materia imperfetta, complessa, un groviglio di cellule che nascono e muoiono continuamente.

Siamo un magnifico puzzle, un piccolo mosaico da incastrare con miliardi di altri piccoli mosaici per completare quell’immenso affresco che è la vita.

Che cosa saremmo noi se non interagissimo con l’ambiente che ci circonda? Probabilmente niente.

Che cosa potremmo fare senza l’aiuto degli altri? Forse nulla.

E invece quando condividiamo i nostri pensieri con altri pensieri, raggiungiamo una profondità che mai avremmo sperato.

 

Marco Fantuzzi

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