Alla sera – Ugo Foscolo

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Ugo Foscolo

Come una metastasi celeste

Come una metastasi celeste

Arrivò quieta sui nostri lidi

E mai più se ne andò.

Un’escrescenza folle sbucò

All’improvviso, tra quieti silenzi

Nella carne che esplose al cielo.

13/03/2021

Leggendo Valerio Magrelli

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

Un tralcio penzolante

Un tralcio penzolante mi ricorda la mia vita

(e quella di tutti)

appesa ad un filo lungo e sottile in balia dei venti

(e dei nostri pensieri).

L’amore e la morte ne tengono i capi,

loro decidono i nostri destini.

Il piacere e il dolore

attraversano quel debole spago,

lo fanno vibrare

spezzando l’incantesimo.

Terrore

Ora i paesi “civilizzati” sono sotto scacco al terrorismo (a sentir loro), ma sono sempre loro che lo alimentano con vendite sottobanco di armi e di tutte le diavolerie che occorrono a questi che sono semplici criminali, che sfruttano la religione come paravento, interpretando alla lettera ciò che è scritto nei testi sacri. Forse che anche i mafiosi non vanno a messa la domenica?.

Ma nessuno ricorda, o forse vuole forse dimenticare, quando ancora la parola terrorista non era stata coniata, chi si comportava da “terrorista” nelle colonie che aveva conquistato con la forza senza nessun merito.

Quale altra specie semina il terrore tra i suoi simili, cerca di piegare a sé i ritmi della natura, si sente pervaso da deliri di onnipotenza e distrugge l’habitat in cui vive, chi è il terrorista…

L’uomo da sempre è terrorista, perché da sempre ha seminato il terrore, dalla notte dei tempi e ancora più ha fatto un salto di qualità quando ha capito che dopo aver piegato a sé tante specie animali, di aver vita facile anche con la sua stessa stirpe: se non è un suicidio questo…

Marco Fantuzzi

Perché

Perché uccidiamo i nostri simili,

quale perversa mente, di un demone prigioniera,

ci corrode lo spirito?

Tu, spregevole essere,

con quale arroganza togli la vita altrui?

Quale diritto ti appartiene, la tua vita non vale niente,

nemmeno la tua morte è di valore.

Non sarai ricordato, ma cancellato per sempre,

per te non c’è memoria.

Marfan's poetry

E tu combattente innato

E tu, combattente innato,

sterminatore di genti e popoli, quando mai sei felice?

Tu non sei di questa stirpe, non ci appartieni.

Chi ha instillato in te quell’insana pazzia

in cui deprivi la tua anima del suo stesso spessore?

Non ti spaventano le sciagure,

ma nel buio della notte, quando Morfeo ti coglie

che pensi?

 

Marco Fantuzzi

Si nasce per vivere e morire

Si nasce per vivere e morire,

per camminare a lungo

tra oleandri in fiore

tra rovi e sterpaglie

in cerca dell’amore.

Non sei ancora vivo

e già ti spianano la strada,

su orizzonti lontani

leggi il futuro,

calpesti pietre

attraversi fiumi e foreste,

avrai il cielo come mantello

e il sole ti scalderà,

troverai occhi pietosi

e giorni luminosi

e veli copriranno le notti.

E tutto si sospenderà nell’attesa,

sfinirai le ore e i giorni

contando i passi e cantando le voci.

Sarà l’immensità del tuo sguardo

a garantirti gioie immense

ed eterni dolori, sarai tu

nei folli richiami della vita.

 

Marco Fantuzzi

Io bambino

Parlo, amo, odio

respiro il mio mal di vivere

nell’isolamento.

La forza per continuare

per ritornar bambino

tra le braccia dell’amore.

Cullato in sogni

più grandi del mondo stesso

crescevo grande come una quercia

ma delicato come un profumato

fiore di maggiociondolo.

La vita intorno profumava

di tigli, campanelle e papaveri,

i colori della nostra bandiera.

Quanta sofferenza

nell’infanzia che portò alla giovinezza.

La morte sfiorò la mia giovane madre

la calpestò di segni indelebili

e uccise lentamente la speranza.

Io ho ricordo di questa indicibile sofferenza

che pervase per sempre la vita mia.

Iniziò lì il mio mal di vivere

e avevo solo sei anni!

 

Marco Fantuzzi

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