Attesa

Oggi aspetto,

attendo la neve

e grandi fiocchi,

pesanti come catene.

E attendo

la neve leggera

sui ciliegi in fiore.

E attendo

la neve incessante

che ricopre la nostra vita.

Incessante vita,

che i desideri fanno viva

nella speranza dell’avvento.

Marco Fantuzzi

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Ricordo di Fiorenza (inverno 1960)

Un inverno dell’infanzia, che per fortuna non ho ancora dimenticato, io avevo sei anni, la mia amica Fiorenza, poco di meno (in realtà era una cugina di secondo grado – è quella che mi abbraccia mentre siamo seduti a tavola nell’album di fotografie dei miei genitori).

Era un pomeriggio carico di neve, tanta per terra da poterci fare un bel pupazzo, i fiocchi sembravano non volersi fermare mai. Ci trovammo in cortile, ben coperti, con cappotto, sciarpa, guanti e berretto, mentendo ai nonni di lei che saremmo andati a casa dei miei nonni, che abitavamo a due passi, nello stesso rione di case popolari.

Fino all’imbrunire, sotto un neve che diventava sempre più fina, restammo a ammucchiare neve e a vestire il nostro pupazzo, con quello che avevamo addosso, sciarpe, berretti e guanti, il cappotto, seppur slacciato l’avevamo tenuto indosso.

A fine giornata eravamo fradici come pulcini, ma sfiniti e soddisfatti, come possono esserlo due bambini che hanno realizzato un loro sogno.

Marco guarda con orgoglio il pupazzo di neve che stiamo finendo.

F. «Mi sembra che stia venendo bene, però è lungo da costruire, ormai non si ci vede più.»

F. «Però mi piace, lo sai che nessun altro bambino del nostro cortile lo ha ancora fatto, noi siamo i primi.»

Io parlo mentre sistemo la neve, ma lui non mi ascolta, sta finendo la testa.

Allora gli tiro una palla di neve e mi metto a ridere, lui si arrabbia.

In quel momento arrivano le nostre nonne, che facce arrabbiate che hanno.

Devono aver scoperto che è tutto il pomeriggio che siamo qua sotto la neve, mentre dovevamo essere in casa a fare i compiti.

E invece noi abbiamo fatto un bellissimo pupazzo di neve.

 

Marco Fantuzzi