E il profumo dell’aria si fa dolce

E il profumo dell’aria si fa dolce,

ti accarezza le mani, ti bacia le labbra

consumate dal tempo,

si aggroviglia tra i capelli del cielo

che elemosina la tua anima e la purifica.

Ma tu dove sei per riempire i miei giorni

acciottolati sulla via che porta al mare,

sei il silenzio della mia anima

sei il sorriso dei miei occhi stanchi

sei il fuoco che mi divora

sei la lucida follia dei miei pensieri

sei l’amore che mi manca e mi sconfigge,

sei tu, sei la mia vita.

Marfan's poetry

I miserabili

I miserabili,

uomini sotterranei

(di loro non c’è traccia)

come topi di fogna

alla ricerca della sopravvivenza.

Volti emaciati dal dolore,

corpi come scheletri invernali

coperti di cenci

e di un tanfo insopportabile.

Come può l’uomo

ridursi in cotal stato.

Quale società

produce simili abomini.

Non c’è pace

nel cuore degli uomini,

non c’è felicità,

solo sangue e dolore.

 
Marco Fantuzzi

Non c’è poesia

Non c’è poesia se ti aspetti il dolce alla fine del pranzo, è l’imprevedibilità che dà sapore al tutto, e il poeta, quando comincia a scrivere, non sa mai dove andrà a parare, perché l’ispirazione, quando arriva, lo conduce dove lei vuole, e lui non dovrà fare altro che assecondarla.

Marco Fantuzzi

…Speranza

Non una speranza di pace

alberga nel cuore degli uomini,

nessuna ricerca di verità

può soddisfarlo.

Lui è nel giusto,

il sorriso del vincitore,

questa è l’unica certezza

altre non ve ne sono.

Nemmeno che il sole sorgerà domani,

lui che ci accompagna da sempre,

che da sempre veglia sui nostri destini

lui che ci ha donato la scintilla della vita.

Anche lui un giorno si spegnerà,

ma noi non dovremo temere,

avremo abbandonato questo paradiso

da miliardi di anni.

Altri paradisi non ci attenderanno.

 

Marco Fantuzzi

Parole semplici

Parole semplici per esprimere concetti complessi, questo è l’intento di ogni bravo scrittore, e dovrebbe esserlo per ognuno di noi, non serve talento per cercare le parole più adatte (solo abitudine e consuetudine e una maggiore consapevolezza).

Troppo spesso usiamo le prime parole che ci vengono in mente, certi che l’interlocutore ci capirà, e questo è uno dei motivi per cui manca il dialogo: troppa diversa la proprietà di linguaggio, troppo spesso non siamo in grado di accettare la nostra ignoranza.

Provate a leggere i poeti nella lingua madre (tradurli non è quasi mai la scelta giusta, perché ogni traduttore aggiungerà inevitabilmente qualcosa di suo) e vi accorgerete di quello che dico.

L’unico problema è che, data la visionarietà che spesso li coglie, useranno, a volte, parole un po’ desuete per circondare con un alone di spiritualità le proprie immagini, ma tutto ciò ci servirà per arricchire il nostro vocabolario personale.

Marco Fantuzzi

Oggi voglio dire la mia

Non possiamo pensare che ora che il vaso è colmo sia colpa dell’ultima goccia caduta se il vaso ha traboccato, forse bisognava cominciare a svuotarlo prima, ma si sa ogni governo che sale al potere vede più i danni fatti in precedenza che quelli che potrebbe fare lui.

Non credo che innalzare le pensioni minime sia un gran danno, né tantomeno dare un reddito a chi non ce l’ha, e non voglio dimenticare che ci saranno furbi che ne approfitteranno.

Cosa fare, rimanere immobili e prendere ordini da Bruxelles? gli italiani ora non vogliono più questo.

Serve creare posti di lavoro soprattutto al sud, lasciato da sempre in mano alla criminalità organizzata che ha sempre pescato fra disoccupati e disperati a piene mani.

Il reddito di cittadinanza non distribuirà soldi a pioggia, come è capitato spesso in passato, soldi regalati soprattutto a grosse aziende che poco hanno investito nel territorio, ma istituirà un percorso di crescita, che sarà facilitato se nel frattempo si libereranno posti di lavoro con qualche pensione anticipata.

Se andate a vedere i dati del MEF

http://www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/_link_rapidi/debito_pubblico.html

vedrete che il governo precedente ha fatto aumentare il debito pubblico, come tanti altri governi, con quale presunzione ora quelle persone attaccano questo governo democraticamente eletto?

L’Europa ci vuole piegare ai suoi interessi, che sono quelli delle nazioni più ricche, non siamo più uno stato sovrano, forse non lo siamo mai stati, almeno dal 1945 ad oggi.

Io spero che qualcosa cambierà, ma per farlo abbiamo bisogno di chiamare a raccolta tutti i giovani del paese, solo con follia e visionarietà potrà cambiare qualcosa.

Marco Fantuzzi

06/10/2018

C’è un odore dolciastro nell’aria

C’è un odore dolciastro nell’aria,

come di zucchero filato ancora caldo,

e si mescola al profumo dei tigli.

Poi all’improvviso arriva il suo profumo:

Narciso Rodriguez, ti adoro!

Poi arriva il rumore dei suoi tacchi, inconfondibili,

solo lei accarezza il selciato con quella grazia,

che Dio o chi per lui le ha concesso.

Ma non mi soffermerò a salutarla,

troppo distante dai miei sentieri,

troppo presente nei miei pensieri!

MarFan

Siamo stati figli

Siamo stati figli

siamo padri (o madri)

saremo forse nonni

saremo nulla.

Quattro momenti della nostra vita

come quattro stagioni,

ognuna col loro compito,

con la loro speranza.

Sbocciamo nella consapevolezza

di costruirci una lunga vita,

ci perdiamo, ci ritroviamo,

abbracciamo noi e la nostra vita,

ne curiamo i germogli,

sì che da giovani piantine diventino solide querce,

ne cogliamo i frutti in una vita erosa dal tempo.

Siamo lì che ancora godiamo di una felicità raggiunta,

ma un temporale inatteso ci schianta,

Zeus ci ha fulminato sulla Via!

MarFan

Il cambiamento

Sono una persona che si lascia spesso prendere dall’euforia salvo poi deprimersi quando i risultati non arrivano. Ma bisogna imparare a non mollare mai imparando a cambiare il nostro modo di pensare. Io sono sempre stato una persona che si accontentava di quello che aveva, e quando ho provato ad ottenere qualcosa in più ho spesso fallito. Mi rendo conto adesso, a più di 60 anni, che non ci ho creduto abbastanza. Sicuramente il mio carattere ha inciso profondamente nelle mie scelte e nelle loro realizzazioni, ma credo che cambiare il carattere sia una delle cose più difficili da realizzare. Da dove si comincia per realizzare questo cambiamento? Forse ponendosi obiettivi di piccola portata ma significativi che ti facciano stare meglio giorno dopo giorno. La politica dei piccoli passi mi sembra la più adatta, cercare di realizzare grossi obiettivi in poco tempo può essere frustrante in caso di sconfitta. O invece no, se si ha la forza di ripartire con energia nonostante la sconfitta.

Marco Fantuzzi

L’energia che ci appartiene

L’energia che ci appartiene da dove arriva? Quegli infiniti puntolini di materia, piccoli miliardesimi di miliardesimi di millimetro, da dove prendono l’energia vitale che li fa fluttuare continuamente e permette a noi di vivere?
C’è una spiegazione razionale e una irrazionale (la fede lo è sempre, perché abbandona il nostro libero arbitrio e ci fa credere in qualcosa che non possiamo vedere, né toccare, anche se molti dicono di sentire questo spirito invadente), a chi credere?
Certo queste sembrano tutte domande, potevo svolgere il tema affrontato in modo diverso, ma non sarebbe cambiato una virgola.
Il mondo è di un’incertezza disarmante e porsi o non porsi domande non fa nessuna differenza.
Pensiamo a quanti miliardi di atomi sono presenti nel nostro organismo, e non sono nemmeno i puntolini di cui dicevo all’inizio, questi compongono un atomo e hanno nomi diversi, forse non li abbiamo nemmeno scoperti tutti, perché ogni giorno l’uomo e con lui la scienza, si spingono a livelli sempre più microscopici e ogni giorno mette in dubbio qualcosa: maledetta incertezza!
Solo un granello di sabbia contiene miliardi di miliardi di atomi, riuscirà qualcuno un giorno a scomporre la materia e giungere all’intima natura di noi stessi, puntolini che vorticano su se stessi e intorno agli altri, fluttuando come onde e particelle.?
Questo siamo, nient’altro che materia assemblata di cui non sappiamo l’origine, non sappiamo chi siamo, né da dove veniamo, né dove un giorno andremo.
E quando gli atomi girano per il verso giusto siamo calmi e riflessivi, ma è quando collidono che il nostro cervello fa le scelte più scellerate.
Intanto, nel ventre della Terra, migliaia di scienziati, isolati nei loro laboratori di ricerca, fanno viaggiare atomi alla velocità della luce, li fanno collidere con altri, ne studiano le reazioni, impiegano miliardi di dollari per dare risposte che verranno forse utilizzate tra 10-20 anni.
Certo il progresso non si deve fermare, ma solo se l’utilità che crea è a disposizione di tutti, altrimenti a che serve progredire se il beneficio è di pochi che lo useranno a discapito dell’intera umanità.
Per decenni mi sono considerato un uomo di scienza, ora tutto ciò si sta incrinando, perché la scienza non è più al servizio di tutti, e forse non lo è mai stata, io l’ho capito solo adesso.
Oggi si dispone di una ricchezza materiale distribuita malissimo, in mano a poche persone considerando i miliardi di esseri umani.
Possibile nessuno capisca il valore di un essere umano che nasce già sapendo che morirà di fame?
Ma come disse qualcuno, di cui non ricordo il nome, la morte di un essere umano è un problema, o qualcosa del genere, ma cento, diecimila o un milione di morti sono solo statistiche da affidare alla storia.
Tutto ciò non è brutto, è orrendo, siamo in un’epoca in cui la vita non ha più nessun valore, a tutto diamo un prezzo, tutto ha un costo, poco spazio per sentimenti ed emozioni, solo quando vogliamo rilassarci andiamo a cercare un artista nel suo campo d’elezione per tributargli il giusto riconoscimento.
Siamo partiti dagli atomi per arrivare a parlare di arte, ma d’altra parte a livello microscopico vige l’indeterminatezza, mentre a livello macroscopico ci sentiamo tutti un po’ poeti, almeno qui da noi, popolo di santi ed eroi, nel vigore dell’incertezza.

Marco Fantuzzi