Il giorno in cui incontrai me stesso

Il giorno in cui incontrai me stesso, il mio spirito inesausto di libertà, fu quando me ne andai da queste umide lande per tornare ai luoghi dell’infanzia.

Lì ero sempre rimasto, lì sempre mi ritrovavo chiuso nei miei pensieri, lì sfogliavo il mio consunto album in bianco e nero, ad ammirare il tempo felice che avevo passato.

Poi arrivò la giovinezza e si incrinarono le mie certezze, come crepe sottili in un vaso di cristallo.

E infine arrivò l’età adulta e tutto si frantumò, crollò il cielo e lunghi anni mi portarono fin qua.

Poi il cielo toccò terra e niente rimase.

Marco Fantuzzi

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C’è questo mare di lucciole

C’è questo mare di lucciole da non attraversare, sono piccole stelle che brillano di contentezza in queste umide serate estive, illuminano la strada ai grilli canterini che sparpagliano la voce tra alti fili d’erba.

I ragazzi se ne stanno lì ad ascoltarli, mentre il loro cuore batte forte, non hanno nemmeno vent’anni ma hanno capito la vita meglio di noi adulti, non vogliono crescere, perché dar loro torto?

Queste lunghe notti deliziose sono tutto ciò che desiderano, rincorrersi a perdifiato, i primi amori, i primi litigi, e ascoltano la notte piena di suoni e silenzi.

Ascoltano se stessi, li aiuterà a crescere senza pregiudizi, osservano la notte che schiarisce, è ora di tornare, al dolce fato, al di là del mare.

Marco Fantuzzi

La verità è che non mi sento vivo

La verità è che non mi sento vivo, l’ultima volta che la vidi il mio cuore si rifiutò di seguirla, ma i miei occhi non abbandonarono il suo lento cammino fino a che scomparve alla vista.

Era stato un amore così forte che la sua amicizia non mi bastava, non sapevo che farmene e così non la cercai più. Rivederla mi fece star male, credevo di averla dimenticata, l’avevo solo sepolta in un angolo sperduto della mia mente, ma il cuore non aveva dimenticato, ricordava bene i suoi occhi, le sue mani, le piccole labbra così profonde.  Nel suo vestito a fiori le forme risaltavano ancor più, sarei morto se lei mi avesse visto, perché di me lei di me amava solo il poeta, non l’uomo. Mi avrebbe letto negli occhi il desiderio di allora, i miei pensieri impudichi l’avrebbero messa a disagio, e questo io non l’avrei mai voluto. Spero che il tempo conceda pace al mio cuore, spero che la vita familiare ti conceda quella felicità che mi hai rifiutato, spero di non vederti mai più, vecchio amore mio, perché il tempo ricomincerebbe a correre e io voglio fermarlo.

Adieu mon amour, je suis fou de toi.

 

Marco Fantuzzi

Due anime

Due anime che non s‘incontrano sono due anime perse, perse nei loro silenzi fatti di perenne attese, perse in un vortice di pensieri infiniti, e non riesci ad ascoltarne il canto, flebile come il vento che accarezza l’erba a primavera.

Globi, resi polverosi dal procedere degli anni, ancora in cerca di compagnia, di felicità dispersa, di sorrisi, di placida quiete per il loro anelante spirito.

Sono membra desiderose di un tenero abbraccio, di un caldo respiro che spogli dai pensieri i rancori di ieri, sono labbra senza più voce che attendono un sussulto di vita.

Nelle oscene profondità della vita il cuore sussulta, qui tra lenzuola sudate c’è un amore non consumato, perché le nostre strade smarrimmo nella veloce gioventù, e non serve e non basta vivere di rimpianti.

 

Marco Fantuzzi

Vorrei cucire la mia pelle su di te

Vorrei cucire la mia pelle su di te, come un aderente vestito, per calzare i miei momenti di malinconia, di triste abbandono. Una pelle liscia e lucente che ti toglie il respiro, in cui soffocare i miei sospiri. Sereno è il tuo sguardo che palpebre non abbassa, che sorride malinconico tuffandosi nel mare degli occhi miei. Ora siamo una pelle unica, nelle tue carezze respiro un altro profumo, e faccio l’amore con i tuoi occhi, la parte migliore di te.

 

Marco Fantuzzi

La Pasqua del cuore

Certo vedere un parco attraverso una rete di recinzione è desolante, ma ancora non è stato aperto, nonostante la primavera incombente abbia già risvegliato la natura in fiore.

Il giallo luminoso delle forsizie si spande ovunque e intorno il bianco e il rosa degli alberelli ci dona un senso di pace, risorge la vita in tutta la sua sfolgorante bellezza.

I lampioni sono pronti a rischiarare le nostre notturne riflessioni e le fontanelle sono pronte a dissetare le prossime lunghe serate estive, tra un po’ donne e bambini allieteranno di vivacità i verdi fili d’erba che altro non aspettano che di essere calpestati.

Manca però ancora la cosa più importante: in pietra, legno e metallo le panchine accoglieranno gli amanti che qui si faranno promesse per l’eternità o per pochi attimi soltanto.

Essi raccoglieranno i pensieri più intimi e reconditi che a nessun altro vorranno esternare: è la Pasqua del cuore.

 

Marco Fantuzzi

27-03-2016

Racconto_6

…ormai la sua poesia aveva raggiunto uno stato di grazia che apriva sempre più il mio cuore e in risposta ad una mia poesia un’altra che mi descriveva a fondo:

Belle le tue parole

Bello il tuo cuore

Belli i tuoi pensieri

Che cercano amore…

Poi Lei mi spedì delle sue foto che le avevo chiesto e una bellissima lettera in cui si raccontava e alla fine chiedeva che fossi io a parlare.

Io cominciavo a capire che ormai era ora di dichiararsi, lei era contenta di quello che avevo scritto, io ero felice di sentirla così vicina, ancora non immaginava cosa stavo per scriverle.

Lei mi scrisse queste parole:

«Sei davvero galante, grazie…non so chi ti ha ridato allegria, mi piacerebbe pensare di essere stata io, ne sarei felice.»

Così le risposi lasciandola senza parole e senza fiato, incredula ma felice:

«Sei sempre tu a rendermi felice o triste, a seconda che arrivino o no le tue lettere…
Sei sempre tu nei miei pensieri migliori…
Sei sempre tu a ispirarmi e a fare di me una persona migliore…
Sei sempre tu…
Sono sempre io a essere invadente, mi manchi molto…»

Lei mi rispose con queste seducenti parole:

«Dolcissimo amico mio, bello questo sogno, non voglio spegnerlo e nemmeno voglio forzare per farlo vivere, voglio assaporarlo, gustarlo, cullarmi in esso e tenendolo caro e stretto a me, lasciare che mi avvolga e continui a farmi sognare.»

Poi mi scrisse un’altra poesia:

Ragazzo che parli di te

Con quel tuo modo un po’ frenato

Che vorresti tanto dire ma che temi del tuo dire …

ed io ti voglio già molto bene.

Continua…

(grazie all’amica che mi ha regalato le sue emozioni, per rendere più lieti questi miei scritti).

 

Marco Fantuzzi