È notte fonda

È notte fonda, fuori il vento e la pioggia fanno a gara a chiacchierare a voce alta, molto alta, forse questo mi ha svegliato, e sono sudato come dopo una corsa a perdifiato, mentre in realtà sono immobile nel mio letto, fermo e trafelato.

Il cuore batte come un martello pneumatico che spinge sulla pietra più dura, un incubo, il solito, io che volo fuori con l’auto, ad una curva lei tira diritto, e io mi trovo dolcemente sospeso in aria: devo avere visto troppe volte il finale di Thelma & Louise.

Mi capita spesso di svegliarmi di soprassalto, solo nel letto perché la moglie si è addormentata sul divano, davanti ad uno schermo che parla da solo.

Dev’essere qualcosa che mi trascino dall’infanzia, quando mamma mancava spesso di notte per accudire i suoi malati e papà era via per giorni interi, soprattutto in estate quando lavorava nei campi su grossi aratri meccanici.

Ho cominciato lì ad accumulare solitudine, pur in compagnia di nonna Teresa, dei suoi orti, dei suoi animali, degli amici del cortile, nelle vecchie case popolari che da anni sono sparite e con loro le persone che vi abitavano.

Il risveglio mi quieta un po’, e affiorano ricordi, giorno e notte è un fluire di emozioni più o meno profonde, e come scrittore ho imparato a farle risalire, lentamente ma incessantemente.

Anche ora, solo nel mio letto, con la lampada spenta, mi accovaccio sotto le coperte, in posizione fetale, e comincio a rimuginare parole, a volte senza senso, più spesso sugli amori passati.

Amori effimeri, in momenti della vita in cui la moglie non era presente nel mio cuore, momenti in cui vivevo una nuova primavera, momenti di esaltazione brevi ed intensi in cui stringevo seni gonfi di straordinario desiderio.

 

Marco Fantuzzi

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Un vecchio dentista

Che uomo simpatico, pensavo mentre scendevo le scale del vecchio fabbricato alla periferia della città. Ero stato dal vecchio dentista, diversamente giovane dovrei dire, visto che io ho più anni di lui, anche se spesso mi sento un ragazzino innocente e curioso.

Gli appuntamenti nel suo malandato studio sono sempre carichi di vita, e mentre lavora, ma soprattutto dopo, sono una fonte inesauribile di aneddoti ricchi di vitalità.

Oggi ha rispolverato gli anni della gioventù, di quando ancora minorenne, pieno del suo esuberante carattere, s’infilava nelle situazioni più paradossali, nella piena incoscienza dei suoi anni.

«Grisendi, gliela ho raccontato di quella volta …» cominciano sempre così i nostri discorsi, le sue storie (e ci diamo sempre del lei, nonostante ci conosciamo da trent’anni), lui che racconta , è un desiderio irrefrenabile il suo, e io che ascolto con minime interruzioni quel sussurrare di parole.

Il suo è un tono colloquiale e discorsivo, anche quando racconta fatti di una certa gravità; è una persona che ha subito schiaffi pesanti dalla vita, ma non ha perso il gusto di viverla, a differenza di me, che spesso affondo nell’oblio della resa, dimentico della lotta.

Vivacchia col suo mestiere di dentista, il suo studio modesto non è più frequentato come un tempo, anche se lui è un professionista con i fiocchi.

Ma la domenica per lui è una giornata davvero di festa; assieme alla moglie carica il vecchio furgoncino e batte i mercati e le fiere, a vendere tutto quello che lei ha procurato durante la settimana.

Puoi trovarci di tutto sul suo banco, dai modellini di auto da collezione alle porcellane di Bavaria, dai libri usati della collezione Urania alle scarpe di Tod’s appena dismesse.

Tutto si trova e si vende in quell’angolo di paradiso, in cui Giovanni e la giovane moglie intrattengono gli occasionali clienti con quella felicità così facile da leggere in quegli occhi “ridenti e fuggitivi”.

Il vero contatto con la gente curiosa e affabile è il motivo della sua ricerca, quell’angolo di proverbiale allegrezza che ciascuno di noi dovrebbe ritagliarsi, per rendere meno dura questa vita che ci schiaccia ogni momento di più.

È un sorridere alla vita questo banco, pieno di ninnoli e pezzi pregiati, ricco di pensieri mai sopiti, colmo di evanescente tristezza che il mattino scioglierà come rugiada al sole.

Marco Fantuzzi

Il giorno in cui incontrai me stesso

Il giorno in cui incontrai me stesso, il mio spirito inesausto di libertà, fu quando me ne andai da queste umide lande per tornare ai luoghi dell’infanzia.

Lì ero sempre rimasto, lì sempre mi ritrovavo chiuso nei miei pensieri, lì sfogliavo il mio consunto album in bianco e nero, ad ammirare il tempo felice che avevo passato.

Poi arrivò la giovinezza e si incrinarono le mie certezze, come crepe sottili in un vaso di cristallo.

E infine arrivò l’età adulta e tutto si frantumò, crollò il cielo e lunghi anni mi portarono fin qua.

Poi il cielo toccò terra e niente rimase.

Marco Fantuzzi

C’è questo mare di lucciole

C’è questo mare di lucciole da non attraversare, sono piccole stelle che brillano di contentezza in queste umide serate estive, illuminano la strada ai grilli canterini che sparpagliano la voce tra alti fili d’erba.

I ragazzi se ne stanno lì ad ascoltarli, mentre il loro cuore batte forte, non hanno nemmeno vent’anni ma hanno capito la vita meglio di noi adulti, non vogliono crescere, perché dar loro torto?

Queste lunghe notti deliziose sono tutto ciò che desiderano, rincorrersi a perdifiato, i primi amori, i primi litigi, e ascoltano la notte piena di suoni e silenzi.

Ascoltano se stessi, li aiuterà a crescere senza pregiudizi, osservano la notte che schiarisce, è ora di tornare, al dolce fato, al di là del mare.

Marco Fantuzzi

La verità è che non mi sento vivo

La verità è che non mi sento vivo, l’ultima volta che la vidi il mio cuore si rifiutò di seguirla, ma i miei occhi non abbandonarono il suo lento cammino fino a che scomparve alla vista.

Era stato un amore così forte che la sua amicizia non mi bastava, non sapevo che farmene e così non la cercai più. Rivederla mi fece star male, credevo di averla dimenticata, l’avevo solo sepolta in un angolo sperduto della mia mente, ma il cuore non aveva dimenticato, ricordava bene i suoi occhi, le sue mani, le piccole labbra così profonde.  Nel suo vestito a fiori le forme risaltavano ancor più, sarei morto se lei mi avesse visto, perché di me lei di me amava solo il poeta, non l’uomo. Mi avrebbe letto negli occhi il desiderio di allora, i miei pensieri impudichi l’avrebbero messa a disagio, e questo io non l’avrei mai voluto. Spero che il tempo conceda pace al mio cuore, spero che la vita familiare ti conceda quella felicità che mi hai rifiutato, spero di non vederti mai più, vecchio amore mio, perché il tempo ricomincerebbe a correre e io voglio fermarlo.

Adieu mon amour, je suis fou de toi.

 

Marco Fantuzzi

Due anime

Due anime che non s‘incontrano sono due anime perse, perse nei loro silenzi fatti di perenne attese, perse in un vortice di pensieri infiniti, e non riesci ad ascoltarne il canto, flebile come il vento che accarezza l’erba a primavera.

Globi, resi polverosi dal procedere degli anni, ancora in cerca di compagnia, di felicità dispersa, di sorrisi, di placida quiete per il loro anelante spirito.

Sono membra desiderose di un tenero abbraccio, di un caldo respiro che spogli dai pensieri i rancori di ieri, sono labbra senza più voce che attendono un sussulto di vita.

Nelle oscene profondità della vita il cuore sussulta, qui tra lenzuola sudate c’è un amore non consumato, perché le nostre strade smarrimmo nella veloce gioventù, e non serve e non basta vivere di rimpianti.

 

Marco Fantuzzi

Vorrei cucire la mia pelle su di te

Vorrei cucire la mia pelle su di te, come un aderente vestito, per calzare i miei momenti di malinconia, di triste abbandono. Una pelle liscia e lucente che ti toglie il respiro, in cui soffocare i miei sospiri. Sereno è il tuo sguardo che palpebre non abbassa, che sorride malinconico tuffandosi nel mare degli occhi miei. Ora siamo una pelle unica, nelle tue carezze respiro un altro profumo, e faccio l’amore con i tuoi occhi, la parte migliore di te.

 

Marco Fantuzzi