Così comincia un amore

Così comincia un amore
Ci si incontra, si parla
Poi non puoi più farne senza
Di incontri, di parole
E di tanto altro ancora.
Non credo ai colpi di fulmine,
Quelli già riempiono i temporali,
Credo ai rapporti costruiti
Giorno dopo giorno dopo giorno,
Nell’immensità della vita.
Ti credo, ti amo, ti odio vita mia,
Che di me non hai fatto un guerriero,
Mi hai lasciato in balia
di venti e tempeste, senza armi di lotta
Per la mia penna spuntata
Che sola vuol giacere su un calamaio abbandonato.
Nel vento catturo stelle per il mio volere,
Pensieri silenziosi sul tuo diafano pallore.

Marco Fantuzzi

Against The Wind – Bob Seger & The Silver Bullet Band

Oggi mi sono svegliato con questo vecchio vinile, che al primo ascolto si è permesso dopo 36 anni di saltare su una traccia. fortuna ha voluto che la pazienza mia e del mio Thorens abbiano risolto il problema.

“We were runnin’ against the wind”

E come dice un’amica blogger:

Buongiorno mondo!

Giovani genitori

Padre,

oggi mi sovviene il tuo pensiero,

non c’è ricorrenza

solo ricordo.

Sbiadite foto in bianco e nero,

una giovane famiglia

nell’euforica stagione

del dopoguerra.

11 mesi, l’età di Elisa,

che sempre mi accompagna,

un pupazzo e il mio dolce sorriso

a cercarti con gli occhi.

Quale miseria e ricchezza avevamo,

una vita modesta

ma nulla ci mancava

nemmeno le paste la domenica

e i cappelletti a Natale.

Quale felicità avevi

non oso immaginare

il tuo unico figlio,

maschio per giunta.

Quale orgoglio malcelato,

tu che giovane adolescente

abbandonasti la paterna casa

in cerca di fortuna

in cerca dell’amore

che la tua casa

ti aveva negato.

E tu madre

che ti arrendesti

ben presto alla vita

schiacciata da un male

troppo forte

per le tue deboli spalle.

Ti sentisti abbandonata

combattesti per un po’

contro l’ingiustizia

e contro il mondo.

Solo rimpianto per i miei giovani anni, niente più.

Marco Fantuzzi

05/07/2014

Pensa

Tu,

uomo fortunato,

in un comodo letto nato

pensi mai?

Pensa,

a chi nasce nel deserto

dove la luce acceca,

a chi vive nel ghiaccio

nel freddo assoluto,

a chi respira un’aria primitiva

in foreste impenetrabili al sole.

Credi davvero alla tua fortuna,

di vivere come una formica

in improponibili città senza vita alcuna?

Pensi

alla tua libertà,

ma non ce l’hai.

Pensi

alla tua felicità,

ma non ti appartiene.

Pensi

all’amore,

a rubarlo ogni giorno.

Non pensi, non vivi, non ami,

questa è l’infelicità che ti appartiene

questa è l’umanità che ti sovviene!

Marco Fantuzzi

Ritratto di donna

Un grazioso nero, punteggiato di strass, le copriva il capo e le incorniciava il volto, dai lineamenti così delicati.

Una grossa sciarpa, un foulard nero come l’inchiostro, sopra un cappotto a strisce bianche e nere.

Le mani inguantate, piccole e sottili, sfogliavano con interesse le pagine di un libro.

E due lunghe gambe sporgevano dal vestito, su due eleganti tacchi appoggiate.

Carezzevole voce illanguidiva l’aria, ma svanì dal mio cielo come neve a primavera.

Marco Fantuzzi

Un uomo e una donna

Questo pover’uomo, all’inizio della propria vecchiaia (giusto or ora aveva terminato l’età di mezzo, così lunga e irta di ostacoli), si era invaghito di una giovane donna (nel fiore degli anni), una splendida beltà, capelli e occhi neri, come il buio più profondo.

La incontrava di quando in quando in giro per il paese o in una piccola libreria, dove lei sfogliava distrattamente sempre la stessa rivista di moda e viaggi.

Era di un’eleganza senza pari, lui non aveva mai incontrato un donna così nella sua lunga vita, sempre sola (ma questo non voleva dir nulla, anche lui era sempre in giro solo e chi lo conosceva non avrebbe detto che avesse famiglia), gli capitava di vederla più o meno alla stessa ora, in tarda mattinata o nel primo pomeriggio, ma mai di domenica.

Cominciò così a fare mille congetture, sul fatto che fosse sposata, che avesse figli…

Cominciarono presto a scambiarsi le prime occhiate, che lei sembrava sfuggire, le ricordava tanto un viso di ragazza che aveva visto una sola volta tanti anni fa, fu questo il motivo per cui la guardò tanto intensamente, la prima volta che la vide, o meglio la rivide.

Ma non le si avvicinò per mesi, forse per anni (e lui invecchiava, mentre lei maturava di una bellezza sconvolgente), finché un giorno, lei come al solito leggeva una rivista, lui si avvicinò e le rivolse la parola.

«Posso sedermi?» le chiese, e fece l’atto di farlo.

«Ma…» e lei farfugliò qualcosa, aprendo la bocca a mostrare gli incisivi staccati.

«Volevo solo fare due chiacchiere», disse, ma se ne andò volgendole le spalle, forse lei completò la risposta, ma lui non la udì.

E così passò il tempo, e le stagioni, si dimenticò di lei, cambiò i suoi orari e non la vide per molto tempo, poi un giorno si accorse del suo sguardo su di sé, dietro le grandi lenti scure, lo osservava senza staccare lo sguardo, ma lui non si riavvicinò.

In seguito lui ebbe l’impressione, da certi movimenti, che lei cercasse l’incontro, finché un giorno, mentre cercava un libro da acquistare, vide i suoi spalancati che lo guardavano

quasi implorando un incontro.

Ma lui ne fu spaventato, forse il suo viso serio, senza un sorriso, lo raggelò, e distolse i suoi occhi da lei all’improvviso, e uscì dalla libreria col cuore che batteva all’impazzata, gli mancava il fiato.

Si diresse verso il parco, che lei spesso attraversava, e l’attese su una panchina, senza calmarsi, inforcò allora la vecchia bicicletta e la vide, non molto distante.

Quando lei sentì gli occhi di lui addosso, che quasi la spogliavano, si abbassò la maglietta sul ventre, quasi a coprire la sua nudità di donna rifiutata, fu lì che lui capì di aver perso l’ultima occasione di conoscerla, e se ne pentì per tutta la vita, ebbe modo di incontrarla ancora ma non ebbe mai il coraggio di alzare gli occhi.

Quegli occhi che l’avevano stregato e gli avevano tolto la voce, forse lo spaventava stravolgere la sua vita, pur così piatta e infelice, priva di quelle emozioni che ci rendono vitali.

Ma non riusciva a distoglierla dai suoi pensieri, ogni momento libero era per lei, questo era il suo cruccio, a volte l’amore fa fare cose folli.

Lui l’amava, non sapeva se ricambiato, non sapeva cosa lei provasse, e un giorno scomparve, così com’era apparsa, all’improvviso.

E non seppe mai il suo nome e mai le sfiorò quella pelle color di luna che dipingeva forme indimenticabili nel cielo della sua anima.

Marco Fantuzzi

2-1-2015

Forse…

Forse il mio demone è la Poesia,

io che credevo di avere un altro Demone

che mi sbranava il cuore,

che annichiliva le mie giornate,

che spegneva il Sole dentro me.

Forse non è questo il demone

che mi assale giorno e notte,

che non scalda le mie giornate

e non raffredda le mie notti,

forse è solo poesia che non esce

dalla cortina di pensieri che mi circonda.

Forse non dipinge i contorni della mia vita,

perché contorni non ci sono

e non ci sono orizzonti,

né un cielo da riempire,

né onde da togliere al mare

per sostituirle con le mie parole.

Forse ci sono naufragi da evitare

e cammini da scegliere

né boschi da attraversare

né traguardi da raggiungere

né donne infinite da amare.

Io non appartengo a me,

ma solo a chi mi vuole!

 

Marco Fantuzzi

20-02-2015

Come amare

 

Come amare

questo mondo,

che ti uccide

ogni giorno di più?

Un suicidio collettivo,

uno stillicidio

di buoni propositi,

come letterine di Natale.

Bontà nelle vene

e non nelle parole,

che riempiono

di niente l’aria.

Serve ossigeno a

purificare i miei pensieri

flebili,

come steli al vento.

Che in un’arida estate

ardono nelle scintille

di un inferno

che accoglierà la mia follia.

 

Marco Fantuzzi