Negli stretti vicoli di allora

Negli stretti vicoli di allora, dove la luce balenava a stento

su gerani scoloriti, tra ringhiere rugginose dimenticate dal tempo,

lì era la tua età dell’oro e l’avresti ricercata a lungo

in un futuro che sapeva di rame come i tuoi spettinati capelli.

Ora quei vicoli sono solo nei tuoi pensieri, come le abetaie

che nascondevano l’età dell’ innocenza,

dove imparasti a respirar natura e a stupirti.

Qui nacque la tua arte e la tua impazienza.

Nel silenzio della casa

Nel silenzio della casa

odoro i suoi profumi,

ascolto le voci dei tempi andati.

Il freddo stringe forte sul cuore,

nemmeno le braci riscaldano il mio letto

e l’umido stinge e scrosta i muri.

Ma io sono con voi ovunque siate,

sono un bimbo nella cucina dei nonni

nel calore di una vecchia famiglia.

Il vecchio campo di calcio

Quante partite su quel prato incolto, dove l’erba cresceva a strappi, stretto tra la ferrovia a nord e la Via Emilia a sud.

E a completare quella piccola area sportiva un piccolo campo di pallacanestro, lastricato in cemento e in un angolo una casupola che doveva servire da spogliatoio, ma in realtà era completamente vuota con due aperture senza serramenti a mo’ di porta e di finestra.

Ora tutto questo è scomparso da molti anni, al suo posto una palazzina con tante antenne e parabole sul tetto.

Allora era un luogo di ritrovo per gli adolescenti della zona, lì feci a botte con un ragazzo della mia età, fu la prima e unica volta nella mia vita.

Quel campetto di dimensioni irregolari, circondato da vigneti di lambrusco e da un canale di bonifica, mal tenuto a dir la verità, che alimentava l’irrigazione delle case coloniche della zona, segnò l’inizio della mia adolescenza.

C’erano molti contadini allora, stiamo parlando della fine degli anni sessanta, i figli di molti di loro vennero a scuola con me per tutte le elementari.

Sul campo in cemento imparai da solo ad andare in bicicletta, mio padre non mi volle mai insegnare, spaventato da un terribile incidente che subì mia madre mentre in bicicletta tornava a casa dal lavoro.

Rimase in coma per parecchi giorni, povero papà ha rischiato di rimanere vedovo molto giovane con un bimbo di 6 anni da crescere.

Dev’essere iniziato quel giorno il mal di vivere che ancora mi porto addosso.

Marco Fantuzzi

Dolore e Amore

Il dolore non avrà mai fine,

ogni giorno nuovi legni per vecchi amori

brillanti e lucidi per ogni rimpianto.

L’amore non avrà mai fine,

ogni giorno nuove culle ci ravvivano

e seppelliscono vecchi timori.

Amore e dolore

unite non solo dalla rima

ma dalla profondità del nostro spirito.

Marfan's poetry

Son giunte ormai

Son giunte ormai le fredde lenzuola della notte

ed io mi dibatto tra questi muri spogli

che dimentichi sono del tuo odore.

Mi perseguita il tempo come un lupo in cerca,

non mi dà tregua il suo annusare inquieto e

sento i freddi artigli che lacerano carne viva.

E grondo sudore nella mia affannosa fuga

calpesto papaveri appassiti tra spighe di grano

che ancor mi ricordano lo splendore dei tuoi capelli.

Marfan's poetry

Perduta

Le sue labbra ho perso,

sepolte nelle notti bruciate

dal fuoco che ancora

alimenta il rogo mio.

Era una donna impossibile

per le mie fragili mani,

delicate come vasi di cristallo.

Il suo passo leggero,

la sua risata argentina,

il sussurro della sua voce.

Tutto poteva stare nel mio cuore

come un lago a primavera

che accoglie nuove vite in sboccio.

Non ti ho mai avuta

ci siamo cercati

in due mondi diversi,

impossibile incontrarsi.

Ma tra cielo e stelle

un dì ci rivedremo

sotto una luna immota

come il cuore che ti ha atteso.

Marfan's poetry

Ondulato volo

Ondulato volo

è questa vita mia,

come un fringuello

in cerca del suo nido.

Così mi muovo io

fra alterni destini

in un cammino smarrito

che ritrovar non so.

E ti immagino, gioia mia,

mentre attendi alle tue mura,

e riaccendi il focolare

che un colpo di vento

sotterrò tanti anni fa.

Marfan's poetry

Vagai per i boschi

Vagai per i boschi dell’infanzia

in cerca dei miei pensieri,

e mi cullai di un amore

che mai mi bastava.

Gli occhi di pianto sul mio viso

a cercare luce nel tuo sorriso

(piansi nel crogiolo dei ricordi).

Ma i boschi hanno perso i loro rami

e le tue braccia non stringo più.

Marfan's poetry

Firenze

Firenze, che splendida città

la prima volta

la visitai prima di nascere

che fatica scalare i gradini

del Duomo

ma che magnifica visione lassù.

Ci tornai grandicello

e mi sembrò ancor più bella

e dovevo ancora

conoscere l’amore.

Dovrei tornarci ora

all’inizio della vecchiaia

e succhiarne ancora

i suoi capezzoli.

Marfan's poetry

Ora non voglio più scrivere

Ora non voglio più scrivere,

e senza parole non è vita per me,

cosa rimane su una bocca muta!

Rimane forse il dolce sapore del miele

Che succhiavo con avidità

Nei nostri fugaci incontri.

Quando stringevo, impudicamente,

il tuo corpo, e risvegliavo i sensi

del contatto così a lungo cercato.

Ora tutto questo è dissolto

Nell’aria fine di questo mattino,

tu non ci sei e le ore sono lunghe e stanche.

Marfan's poetry

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: