Una fredda giornata piovosa

Una fredda giornata piovosa, e io me ne stavo a spazzare le scale sporcate dal vento.

Il telefono suonava senza sosta, qualche scocciatore forse, ma io non avevo niente da comprare.

Così me ne ero uscito per non pensare, raccoglievo il tempo e ciò che lui aveva depositato sulla mia casa.

Un vento umido spargeva ovunque infelicità e cartacce, piccoli rami spezzati da un inverno impietoso e aghi di pino, scivolosi come i miei pensieri.

Ma non riuscivo a staccare la mente dai miei amati figli, così lontani, e al caldo, nel tepore delle loro famiglie.

Ormai raramente si facevano sentire, se non per un veloce saluto.

Avvolto in un vecchio mantello infeltrito e di una nuova ramazza, con gesti lenti e misurati adempievo alle mie mansioni quando una voce, pur lontana, giunse alle mie orecchie.

Alzai la testa senza fretta, un po’ scocciato, e vidi un giovane uomo gesticolare verso di me, era sceso da un’auto scalcinata con una cartina in mano, e quando giunse al mio cancello la pioggia gli aveva cambiato aspetto.

Lo feci accomodare sotto il portico, e lo ascoltai brevemente.

Cercava un vecchio mulino, ma aveva smarrito la strada. Parlammo un po’ e fumammo una paglia.

Arrivò anche Rock ad annusarlo, e l’odore era buono, scodinzolò felice.

Gli indicai la strada e lui se ne andò ringraziando, anche il cane abbaiò, gli ricordava tanto mio figlio, con quei vestiti inadatti per la stagione.

Gli regalai un vecchio ombrello e lui promise che sarebbe ripassato, gli avevo fatto una bella impressione, voleva parlarmi, ma ora il tempo era tiranno, gli era piaciuta la mia faccia e voleva scrivere una storia.

Mi sciolsi in un sorriso, così manchevole dal mio viso, ed aspettai.

Marco Fantuzzi

L’amore è devastante

L’amore è devastante,

anche quando non c’è,

e già mi mancano le tue labbra

la tua bocca nella mia

il tuo affanno che mi guarda

mentre il respiro sale sopra me.

Il tuo cuore batte forte nell’appoggiare

le mani sul tuo corpo ignudo,

il tuo sospiro langue nell’attimo fuggente

il tuo godere senza freni

le tue urla di immenso piacere

a tutto questo devo rinunciare?

Ora sei nel mondo delle mie illusioni

e spero tu non soffra quel che patisco io,

riempirei i tuoi cammini se potessi

per ascoltare i tacchi neri sull’asfalto

e per ogni passo un pensiero non sopito,

io che per amarti non ti ho capito.

L’illusione di una vita insieme

che non ho saputo darti,

forse un giorno sapremo ritrovarci,

con pensieri felici intrecceremo le mani

e accompagneremo i nostri anni

come un delicato volo di farfalla.

Non ho certezze sul futuro,

nessuno ne ha,

solo il tempo andato ci ricorda le nostre scelte

e i nostri sbagli, ma saranno stati vani

se ripercorreremo la strada battuta

senza cogliere ciò che ci dice il cuore.

 

Marco Fantuzzi

È in secca ormai il nostro fiume

È in secca ormai il nostro fiume

(un arido deserto di parole),

ceppi che ancora ci intralciano

(e inciampiamo ad ogni piè sospinto),

ormai è solo il volo degli uccelli

(che ancora eleggono in cielo la speranza).

Bianche leggiadre farfalle

di fiore in fiore la loro vita,

nel culto della bellezza che tutto avvolge.

Qui, lontano dall’uomo, tutto scorre

secondo ritmi millenari di nascita e rinascita.

e nessuno se ne lamenta.

Odi il vento che stormisce i canti

e si appoggia sulle foglie

piegandole al suo volere.

Ogni tanto un grido,

(qualcuno ci ha lasciato)

un altro prenderà il suo posto.

Ma la vita non si fermerà,

il tempo nessuno aspetterà.

Marco Fantuzzi

Il giorno in cui incontrai me stesso

Il giorno in cui incontrai me stesso, il mio spirito inesausto di libertà, fu quando me ne andai da queste umide lande per tornare ai luoghi dell’infanzia.

Lì ero sempre rimasto, lì sempre mi ritrovavo chiuso nei miei pensieri, lì sfogliavo il mio consunto album in bianco e nero, ad ammirare il tempo felice che avevo passato.

Poi arrivò la giovinezza e si incrinarono le mie certezze, come crepe sottili in un vaso di cristallo.

E infine arrivò l’età adulta e tutto si frantumò, crollò il cielo e lunghi anni mi portarono fin qua.

Poi il cielo toccò terra e niente rimase.

Marco Fantuzzi

È il cammino che ti spinge lontano

È il cammino che ti spinge lontano,

via dai rimpianti sui cui naufraga la vita,

su refoli di nebbia abbandoni parole,

troppo pesanti per sciogliersi al sole.

Sei nella sfera delle emozioni profonde,

dei desideri sognati ed agognati,

nelle tue nuvole di confusione,

nei delicati ricordi di cui ti nutri.

Sei carne e spirito, sei sesso e amore

e culli l’infelicità, perché si addormenti

e blandisci il benessere cui ogni uomo agogna

in una vita di speranza disillusa.

Sei solo

nella frenetica compagnia d’oggigiorno,

che nulla dà e tutto toglie.

Marco Fantuzzi

Sei nella mia nuvola di confusione

Sei nella mia nuvola di confusione,

impalpabile consistenza delle mie ore liete,

mi accompagni con grazia nelle mie scelte arcane,

lucidi i miei pensieri aggrovigliati

come matasse in disuso, che brillano

nella luce del sole, ma come rame si ossidano

esposti al cielo che ti sovrasta, all’aria che respiri,

anima mia.

Marco Fantuzzi