In memoria di…

Perché abbiamo paura della morte,

lo sapevamo che eravamo di passaggio,

perché piangere

se non hai nulla da rimproverarti.

Una moglie,

due figli,

i vecchi genitori,

gli amici.

Per tutti avevi tempo

meno che per l’amore.

Oh, donne ne avesti

ma l’amore lo cogliesti

solo alla fine della tua breve vita.

E adesso chi sei:

una farfalla

una colomba

o un giaguaro?

Ricordo ancora i tuoi pensieri

oggi come ieri,

e li serbo per me soltanto.

Marfan's poetry

Volare

È un volare a stento questa nostra vita, sempre sul punto di decollare, sempre in procinto di spiccare il volo.

Come Icaro ci spingiamo sempre più lontano, sempre più vicino ai nostri sogni, perché?

Perché a differenza degli altri animali, noi umani abbiamo coscienza della morte e temiamo che arrivi senza aver potuto realizzare qualcosa di importante.

Cosa c’è di più importante della vita stessa, perché la rendiamo così banale, perché la necessità di cercare sempre un limite nuovo, perché sfidare se stessi dimenticandoci che per i nostri obiettivi qualcuno dovrà pagare un alto prezzo?

Per soddisfare le nostre voglie, anche le più semplici, qualcuno avrà lavorato duramente per un pezzo di pane, e qualcun altro avrà avuto il suo pezzo d’oro.

È questo il destino dell’uomo, schiavo o padrone, secondo dove nasci.

Ricco o povero di nascita, senza possibilità, in modo onesto, di invertire la tendenza (certo c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, ma tale rimane).

Tra i due destini una marea di gente comune che si arrabatta per vivere, perché bisogna pur vivere in modo dignitoso .

Ma dov’è la dignità di vivere, quando giri il capo per non vedere, per non sentire, per non partecipare.

Anch’io ho vissuto fin qua a questo modo, né schiavo, né padrone, figlio di un Dio minore, buono solo per lavorare, altrimenti non servi a niente e puoi accomodarti fra i poveri, e se non ce la farai ce ne faremo una ragione, altri prenderanno il tuo posto.

Questa è l’innegabile verità, beh tanto vale non entrarci nemmeno nel mondo del lavoro, non sono d’accordo con Achille che disse “meglio vivere da schiavi, ma vivere” (non ricordo le parole esatte, ma il significato era questo).

Peccato lui fosse un re, il re dei Mirmidoni (chiedete a loro di esprimersi in proposito).

Che significa entrare in una vita da schiavi, come quei che legge “lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

La vita può essere un inferno se non hai la libertà, o forse nemmeno la speranza di ottenerla.

Vale la pena di essere vissuta? Chiedetelo ad un suicida che si toglie di mezzo per molto meno, magari ha perso un po’ di soldi, magari si è ammalato e non sa uscirne.

Cosa passa per la testa a un suicida, anch’io ho pensato a questo, non vedo il futuro e non vivo il presente, non so come uscirne e mi sembra che nessuno possa aiutarmi, e io nemmeno lo voglio.

Ne uscirò con le mie forze o non ne uscirò, per troppo tempo ho cercato conforto altrove, e spesso le altrui scelte mi hanno pesato. Basta vivere sulle spalle dei giganti, o diventerò un gigante o il destino faccia di me quello che vuole.

Lo aspetterò sveglio, consapevole che qualcosa di buono ho fatto.

A volte immagino cosa sarebbe stata la vita delle persone con cui ho interagito se io non ci fossi stato.

Chi ha visto “La vita è meravigliosa” con James Stewart sa cosa intendo.

Io non sono nessuno, e sono convinto di questo, ma qualcosa la mia vita avrà pur significato. E se adesso sono deluso e amareggiato del bilancio fatto, le scelte del passato mi appartengono completamente.

Erano le migliori che potessi fare in quel momento (allora direte voi, perché non ti accetti?), certo se a ogni bivio avessi fatto scelte diverse adesso non sarei qui, questo è sicuro, come certo è il mio nome.

Ma di questo non m’importa, la vita è piena di sbagli e sofferenze, ma anche scelte giuste e gioie, l’importante è volare verso i propri sogni.

Marco Fantuzzi

Un uomo in disuso

I miei velati ricordi di uomo in disuso

sono pallidi raggi di sole che annegano nel cielo,

con occhi stanchi intravedo a fatica le stelle

e corse a perdifiato in scintillanti primavere.

Lontano è l’universo che mi apparteneva

dissolto in livida polvere i passati ricordi,

al rallentatore attendo lo scorrere dei giorni

nella certezza che nulla è eterno, fuorché l’amore.

Marfan's poetry

È lontano il tuo ricordo

È lontano il tuo ricordo,

un dolce autunno mai più rivisto,

avevi portato con te la primavera,

con le tue gonne multicolori

che si gonfiavano ai primi refoli di vento.

Odo ancora il tuo passo breve sul selciato,

la leggerezza dei tuoi passi a sfiorare la terra,

il mio cuore impazziva al solo vederti,

e quando mi perdevo nel fondo dei tuoi occhi

il mondo spariva con le sue fervide sensazioni.

Rimaneva la liquidità dei nostri occhi,

fiocchi di neve al sole dell’estate,

il mio corpo era tutto un fremito

all’unisono col tuo,

due diapason in perfetta sintonia.

Marfan's poetry

Il problema non è essere felici, è accorgersene. — Crazy Alice in Wonderland

. Mi capita spesso, ultimamente, di riuscire a cogliere attimi di assoluta felicità. Quei momenti in cui tutto è in pace, in armonia perfetta. Quei momenti in cui ti rendi conto che stai davvero vivendo. Quei momenti per cui vivere sarà valsa la pena. Mi capitano spesso, ultimamente, nei momenti di perfezione assoluta che riesco […]

via Il problema non è essere felici, è accorgersene. — Crazy Alice in Wonderland

Una fredda giornata piovosa

Una fredda giornata piovosa, e io me ne stavo a spazzare le scale sporcate dal vento.

Il telefono suonava senza sosta, qualche scocciatore forse, ma io non avevo niente da comprare.

Così me ne ero uscito per non pensare, raccoglievo il tempo e ciò che lui aveva depositato sulla mia casa.

Un vento umido spargeva ovunque infelicità e cartacce, piccoli rami spezzati da un inverno impietoso e aghi di pino, scivolosi come i miei pensieri.

Ma non riuscivo a staccare la mente dai miei amati figli, così lontani, e al caldo, nel tepore delle loro famiglie.

Ormai raramente si facevano sentire, se non per un veloce saluto.

Avvolto in un vecchio mantello infeltrito e di una nuova ramazza, con gesti lenti e misurati adempievo alle mie mansioni quando una voce, pur lontana, giunse alle mie orecchie.

Alzai la testa senza fretta, un po’ scocciato, e vidi un giovane uomo gesticolare verso di me, era sceso da un’auto scalcinata con una cartina in mano, e quando giunse al mio cancello la pioggia gli aveva cambiato aspetto.

Lo feci accomodare sotto il portico, e lo ascoltai brevemente.

Cercava un vecchio mulino, ma aveva smarrito la strada. Parlammo un po’ e fumammo una paglia.

Arrivò anche Rock ad annusarlo, e l’odore era buono, scodinzolò felice.

Gli indicai la strada e lui se ne andò ringraziando, anche il cane abbaiò, gli ricordava tanto mio figlio, con quei vestiti inadatti per la stagione.

Gli regalai un vecchio ombrello e lui promise che sarebbe ripassato, gli avevo fatto una bella impressione, voleva parlarmi, ma ora il tempo era tiranno, gli era piaciuta la mia faccia e voleva scrivere una storia.

Mi sciolsi in un sorriso, così manchevole dal mio viso, ed aspettai.

Marco Fantuzzi

L’amore è devastante

L’amore è devastante,

anche quando non c’è,

e già mi mancano le tue labbra

la tua bocca nella mia

il tuo affanno che mi guarda

mentre il respiro sale sopra me.

Il tuo cuore batte forte nell’appoggiare

le mani sul tuo corpo ignudo,

il tuo sospiro langue nell’attimo fuggente

il tuo godere senza freni

le tue urla di immenso piacere

a tutto questo devo rinunciare?

Ora sei nel mondo delle mie illusioni

e spero tu non soffra quel che patisco io,

riempirei i tuoi cammini se potessi

per ascoltare i tacchi neri sull’asfalto

e per ogni passo un pensiero non sopito,

io che per amarti non ti ho capito.

L’illusione di una vita insieme

che non ho saputo darti,

forse un giorno sapremo ritrovarci,

con pensieri felici intrecceremo le mani

e accompagneremo i nostri anni

come un delicato volo di farfalla.

Non ho certezze sul futuro,

nessuno ne ha,

solo il tempo andato ci ricorda le nostre scelte

e i nostri sbagli, ma saranno stati vani

se ripercorreremo la strada battuta

senza cogliere ciò che ci dice il cuore.

 

Marco Fantuzzi

È in secca ormai il nostro fiume

È in secca ormai il nostro fiume

(un arido deserto di parole),

ceppi che ancora ci intralciano

(e inciampiamo ad ogni piè sospinto),

ormai è solo il volo degli uccelli

(che ancora eleggono in cielo la speranza).

Bianche leggiadre farfalle

di fiore in fiore la loro vita,

nel culto della bellezza che tutto avvolge.

Qui, lontano dall’uomo, tutto scorre

secondo ritmi millenari di nascita e rinascita.

e nessuno se ne lamenta.

Odi il vento che stormisce i canti

e si appoggia sulle foglie

piegandole al suo volere.

Ogni tanto un grido,

(qualcuno ci ha lasciato)

un altro prenderà il suo posto.

Ma la vita non si fermerà,

il tempo nessuno aspetterà.

Marco Fantuzzi

Il giorno in cui incontrai me stesso

Il giorno in cui incontrai me stesso, il mio spirito inesausto di libertà, fu quando me ne andai da queste umide lande per tornare ai luoghi dell’infanzia.

Lì ero sempre rimasto, lì sempre mi ritrovavo chiuso nei miei pensieri, lì sfogliavo il mio consunto album in bianco e nero, ad ammirare il tempo felice che avevo passato.

Poi arrivò la giovinezza e si incrinarono le mie certezze, come crepe sottili in un vaso di cristallo.

E infine arrivò l’età adulta e tutto si frantumò, crollò il cielo e lunghi anni mi portarono fin qua.

Poi il cielo toccò terra e niente rimase.

Marco Fantuzzi