Alla sera – Ugo Foscolo

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Ugo Foscolo

Il passo lento

Il passo lento di un vecchio caffettano

Attraversa il parco nell’ombra della sera.

Tortore e merli si contendono l’ultimo pasto

Le cicale sono andate, hanno spento

Il loro incessante frinire.

E nel cielo un falchetto attende la sua preda

Spiumerà una giovane vita

Nell’atto di spiccare il volo.

I platani guardano silenziosi

Anch’io ho perso i suoni di una vita che si spegne.

Torpida, l’aria attende il sommesso andirivieni

In locande e trattorie, negli ultimi calori estivi.

Ma ora par che dorma, sonnolenta

Solo folate a scuotere le foglie già secche, bruciate dal sole.

Tra un po’ il sole quieto dormirà

E la luna accenderà i suoi lampioni.

Marco Fantuzzi

È tarda sera

È tarda sera, volano alti gli aironi

E il cielo par che pianga grossi fiocchi

Che accendono i primi bagliori.

Ascolto il cuore,

Nelle risa e nelle urla di scapigliati infanti,

E sui rami si scaldano le piume

Per questa notte primaverile.

Zeus di lassù se la ride di questa pace agreste,

le fiamme nelle mani, pronte allo scaglio

e par che dica: bruciata gioventù.

E i giovani merli, nel loro fuligginoso andare,

Saltellano ai miei piedi,

e brilla l’arancio che muove la terra

in cerca di una vita che li sostenga.

Passeggiano nonni e mamme

A vegliar giovani virgulti

A rimembrare i loro giochi,

di un’infanzia mai sopita

di affanni incerti diluita.

Tra legni colorati dipinti scivoli su cui gettare la vita,

lontano i prati sono macchie colorate,

nella corsa estrema son magliette sudate.

 

Marco Fantuzzi

09-05-2016

Frammento serale

e mentre io leggo Virginia Woolf, in quel che rimane del giorno, le ghiandaie gracchiano sulle cime degli alberi, mentre la signora dei gatti chiama a gran voce i suoi piccoli amici e lontano la città va spegnendo i rumori nella quiete di un sonnolento aprile.

Anche le cornacchie salutano gli ultimi polverosi raggi di sole e accompagnano il passeggio degli ultimi cani al guinzaglio, prima del pasto serale, e le voci si affievoliscono, e così pure gli uccelli canterini.

Dal fiume sale la frescura della sera, tra gli arbusti in fiore e gli alberi, trasparenti di foglie, e il vento accarezza i rami e i teneri germogli e guarda e stria le nuvole in lunghi filamenti, nell’opaco azzurro del cielo.

E lontano neri storni ad incasellarsi su placidi fili di seta.

Marco Fantuzzi

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