E’ una giornata spenta

È un giornata spenta,

immersa nel silenzio

che ci porta il vento.

E mentre corrono,

su asfalti roventi,

candidi pensieri ardenti,

mentre una luna immota

si addormenta, bruciata dal sole,

io spengo gli occhi

sugli aceri del parco

e volo tra voi immortali poeti.

 

Marco Fantuzzi

Ineluttabile povertà

Ineluttabile povertà

Senza speranza alcuna,

Il cibo unico pensiero.

Figli come noi

Di un mondo in disuso

Figli ignorati, inesistenti.

Non si smuove la mia coscienza

Tracotante di bellezza.

Ti arrabatti nella polvere

Che sollevo

Sfiorando il tuo cammino.

Cerchi un futuro?

Non te lo concederò!

Ma ci ritroveremo un giorno

Fianco a fianco

Tra cumuli di terra

Spazzati dal vento.

 

Marco Fantuzzi

Polvere

Polvere nel vento,

a questo ti condurrà

la tua follia.

Un’altra guerra è alle porte,

una guerra civile,

sangue del tuo sangue.

Spargerai violenza e dolore

fino ad oscurare il cielo,

questo germe ti corrode

come roccia al vento.

Implorare Dio,

nel deserto della tua anima,

non servirà a placare

i tuoi pentimenti.

La natura non si pente

e sopravvive ai suoi eventi,

pentirti non placherà

lo scorrere del tempo.

Siamo in balia del vento

sbiadisce il ricordo

siamo polvere e nulla più.

Niente rimane ai nostri figli,

solo monumenti che il tempo sgretolerà.

Marco Fantuzzi

La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore – Dylan Thomas

La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
Sospinge la mia verde età; quella che spacca le radici agli alberi
È la mia distruttrice.
E io sono muto per dire alla rosa contorta
Come la mia giovinezza è piegata da identica febbre invernale.

La forza che l’acqua sospinge attraverso le rocce
Sospinge il mio rosso sangue; quella che asciuga alla foce le correnti
Le mie trasforma in cera
E io sono muto per gridare alle mie vene
Come alla fonte montana la stessa bocca sugge.

La mano che mulina l’acqua allo stagno
Agita sabbie mobili; quella che allaccia il soffiare del vento
Tende la vela del mio sudario.
E io sono muto per dire all’impiccato
Come della mia creta sia fatta la calce del carnefice.

Dal capo della fonte le labbra del tempo risucchiano;
Amore stilla e si raccoglie, ma il sangue versato
Allevierà le piaghe del mio amore.
E io sono muto per dire al vento della stagione
Come attorno alle stelle il tempo abbia scandito un cielo.

E io sono muto per dire alla tomba dell’amante
Come lo stesso verme contorto s’avvia al mio sudario
The force that through the green fuse drives the flower

The force that through the green fuse drives the flower
Drives my green age; that blasts the roots of trees
Is my destroyer.
And I am dumb to tell the crooked rose
My youth is bent by the same wintry fever.

The force that drives the water through the rocks
Drives my red blood; that dries the mouthing streams
Turns mine to wax.
And I am dumb to mouth unto my veins
How at the mountain spring the same mouth sucks.

The hand that whirls the water in the pool
Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind
Hauls my shroud sail.
And I am dumb to tell the hanging man
How of my clay is made the hangman’s lime.

The lips of time leech to the fountain head;
Love drips and gathers, but the fallen blood
Shall calm her sores.
And I am dumb to tell a weather’s wind
How time has ticked a heaven round the stars.

And I am dumb to tell the lover’s tomb
How at my sheet goes the same crooked worm.

Dylan Thomas
(traduzione di Roberto Sanesi)

C’è il frusciare del vento

C’è il frusciare del vento che agita i miei pensieri
Nell’immobilità, nel tempo del mio lungo viaggio.
Cammino tra lampioni accesi con passo sicuro,
Agito la mente nelle profondità cavernose
Di questo simulacro che è il mio cuore.
Lontano, aerei volano leggeri appoggiati nel nulla.

Marco Fantuzzi

Il vento del deserto

Il vento del deserto soffia su questo mare al tramonto,
Domenico non l’ha mai visto il mare,
non si è mai tuffato tra limpidi cristalli spumeggianti.
Lui ama il sole e gli ulivi e i capelli neri della sua donna,
coltiva una terra arida che sparge sudori sulla pelle riarsa dal sole.
Ma oggi è un giorno di festa, la famiglia crescerà
e lui vivrà nel futuro, per sempre,
guardando il presente negli occhi del passato.

Marco Fantuzzi

…Senza nome

È un vento impetuoso

che piega i rami,

spezza le reni ma

a fatica mi inginocchia.

Oh, torbido venticello!

Eolo, dovrai fare di meglio

che impetuosi fortunali,

io sceglierò le nuvole lontano.

I miei globi scintillanti

scioglieranno il gelo dalle spalle,

e fauci arenate dal destino

soffieranno su pianure assolate.

Ed io forte come un Dio

scaglierò lontano la strada

che mi porta all’orizzonte,

cerco l’eternità e la troverò.

Marco Fantuzzi

Senza radici

Io non voglio combattere

contro la mia stessa stirpe,

quale disegno divino

è mai questo!

Perir dobbiamo per sopravvivere!

Siam forse foglie

che rinascer son pronte a primavera?

Che arcano mistero è (ormai) la vita!

Tu uomo che sai di me,

che sai dei miei pensieri,

esili

come foglie staccate dal ramo.

Liberi come nuvole allo sbando,

che il vento sospinge qua e là.

Così son io,

senza possenti radici a trattenermi.

Marco Fantuzzi

È un vento…il mio amore

È un vento gelido

che scuote le mie ossa,

la mia malandata

inveterata vecchiezza.

È un vento

che taglia le parole,

mentre vorrei dirti

che ti amo.

È un vento sferzante

sui miei esili pensieri,

esili come fili d’erba

che spezzarsi non sanno.

Ma sono i tuoi pensieri

che conoscere vorrei,

vorrei quello che non so

vorrei il tuo cuore.

Marco Fantuzzi

Tempo di semina

Ho seminato amore

dove arida era la terra,

ho dissodato e arato

e con la pazienza,

che un tempo coltivavo,

sono spuntati teneri germogli

che il tempo innalzerà.

Ho seminato gioie nella mia vita,

adesso volano libere

in cerca del giusto zeffiro,

che le conduca là

dove il cuore le ha destinate.

Ho seminato anche nel vento

parole intraducibili

per i popoli di questa terra,

maledetta dall’odio

che da sempre coviamo,

per il vicino

per il diverso

per chi non ci approva.

Ho raccolto molto

pur non credendoci,

in ogni gesto

in ogni sorriso

in ogni carezza

c’era il mio io.

E io me ne compiaccio,

a volte,

insoddisfatta persona

dall’inquieto vivere

che son io.

Triste melodia

per questa vita solo mia.

Marco Fantuzzi

22/03/2014