Il nostro viaggio

Il nostro viaggio al termine della notte,

quando l’utile dei sogni

sconfina nell’inutilità del giorno,

dove i sogni si scontrano e si incendiano

sotto un sole che non ci dà tregua,

e cerchiamo un’ombra che non c’è,

se non in fondo al cuore.

 

MarFan

Un lungo viaggio

Un lungo viaggio, questa è la vita,

non importa la meta, la conosciamo bene,

è scritta,

e non importa la partenza,

non ne abbiamo ricordo,

alziamo le vele e navighiamo,

a lungo, senza stancarci,

facciamo soste

per rifocillare il nostro spirito,

che tanto ci arricchiscono,

arriveremo sereni alla meta.

Marco Fantuzzi

Il viaggio

Il viaggio, un lento divenire.

C’è chi viaggia pur rimanendo immobile,

Nella fantasia del proprio destino,

Chi viaggia peregrinando l’anima nella propria umiltà,

Chi crede di viaggiare in ogni cosa che fa, in ogni incontro,

E chi non viaggia, ma si immerge semplicemente

In quel tormentato viaggio che è la vita

Chi ne assapora i profumi, gli odori,

Chi non viaggia, e a testa bassa inciampa nei suoi passi.

 

Marco Fantuzzi

 

C’è il frusciare del vento

C’è il frusciare del vento che agita i miei pensieri
Nell’immobilità, nel tempo del mio lungo viaggio.
Cammino tra lampioni accesi con passo sicuro,
Agito la mente nelle profondità cavernose
Di questo simulacro che è il mio cuore.
Lontano, aerei volano leggeri appoggiati nel nulla.

Marco Fantuzzi

Sento il respiro del vento

Sento il respiro del vento,

nel silenzio degli alberi quiescenti

nel desiderio latente d’immortalità.

Il tempo ceduto riaffiora

Nei lembi di un presente,

arido di speranze.

Brandelli di futuro colgo

Nel mio disperato vagare,

tra luci e ombre chiare

scorgo ancora il tuo muto sorriso.

Rimpiango quel giorno

Vanifico quel barlume di felicità,

che non colsi nel tuo sguardo.

 

Marco Fantuzzi

Il senso dell’attesa

Il senso dell’attesa, il dilungarsi della scrittura per supportare il finale, che di per sé non è che un punto esclamativo, attraggono il lettore e l’attesa diventa spasmodica, si bruciano le pagine per sapere la fine, ma è il viaggio, non il punto d’arrivo, che fa grande un racconto, un romanzo e anche una poesia.

Il finale disvela solo qualcosa che hai già pregustato, un’odissea di pensieri.

 

Marco Fantuzzi

Caronte

Traghettar non puoi

le anime nell’Ade,

chi sei tu per questo

ingrato compito?

Di canuta vecchiezza

i tuoi anni raccolti,

il tuo nodoso bastone

a spintonar anime peregrine.

La tua fragile barca

(di legno secco)

carica di sussulti,

si arrovescia nel

mediterraneo mare.

Son Uomini,

anime alla deriva.

Marco Fantuzzi

Buon Viaggio Cara Zia

Anche tu te ne sei andata, per sempre hai lasciato una vita di sofferenza.

Un banale arresto delle tue allentate funzioni vitali ha fermato il tuo cammino, inutile rianimarti, in pochi minuti te ne sei andata, come in pochi minuti eri arrivata, nel bel mezzo di una guerra che ha ridisegnato il mondo.

La tua fotografia ti vede sorridente, il giorno del tuo matrimonio, forse l’unico momento felice di cui io ho memoria.

Tu eri la mia Tata, tua sorella (mia madre) mi lasciava a te ben piccolino, e tu che giovanissima eri allora, poco più di una ragazzina, mi toglievi le scarpe, così che io al sentir dei sassi, non mi allontanassi, potendo così chiacchierare con le tue carissime amiche.

E immagino te a 14 anni, mentre sgualcivi la mia fotografia (avevo 2 anni e un’aria sbarazzina), il tuo unico nipote, che tale rimarrà, ad accudirti (mai abbastanza) quando tua sorella e suo marito se ne saranno andati.

Ora sono qui al tuo fianco per l’ultima compagnia e lascerò quella foto che tanto amavi (non l’originale che mi rimarrà per sfiorare il tuo ricordo).

Ora il tuo viso è sereno, dopo anni di sofferenza ha ritrovato la sua lucidità, e ti condurrà per sempre da me lontano ad incontrare chi amasti e chi amò la tua giovinezza.

Buon Viaggio Cara Zia

Marco 1957

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco

L’ultima stagione

L’ultima stagione della tua vita,

(il nostro ultimo viaggio)

i lillà erano in fiore

le pale battevano su pianure assolate.

Ma quella maledetta notte

il cielo lacrimava

(lacrime sul mio dolore)

un buio gelido mi portò la notizia,

un trillo ripetuto e incessante

(e io non riuscivo ad alzarmi).

Non so se tu mi vedi ancora

(vorrei crederlo)

se guidi i miei passi di povero mortale

(oso sperarlo)

se sorridi,

se piangi,

se maledici,

se ami.

Io non so se vedi

le albe e i tramonti,

se ripensi alla tua amata Puglia,

ai vecchi genitori,

ai figli,

agli amori passati,

al presente,

al futuro

(ma questo appartiene ai vivi).

Salute amico mio,

dovrai aspettarmi a lungo,

io non mollerò,

me l’hai insegnato tu.