È il cammino che ti spinge lontano

È il cammino che ti spinge lontano,

via dai rimpianti sui cui naufraga la vita,

su refoli di nebbia abbandoni parole,

troppo pesanti per sciogliersi al sole.

Sei nella sfera delle emozioni profonde,

dei desideri sognati ed agognati,

nelle tue nuvole di confusione,

nei delicati ricordi di cui ti nutri.

Sei carne e spirito, sei sesso e amore

e culli l’infelicità, perché si addormenti

e blandisci il benessere cui ogni uomo agogna

in una vita di speranza disillusa.

Sei solo

nella frenetica compagnia d’oggigiorno,

che nulla dà e tutto toglie.

Marco Fantuzzi

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Un lungo viaggio

Un lungo viaggio, questa è la vita,

non importa la meta, la conosciamo bene,

è scritta,

e non importa la partenza,

non ne abbiamo ricordo,

alziamo le vele e navighiamo,

a lungo, senza stancarci,

facciamo soste

per rifocillare il nostro spirito,

che tanto ci arricchiscono,

arriveremo sereni alla meta.

Marco Fantuzzi

Irrequieto cammino

Irrequieto cammino,

negli spersi sguardi, nei desiati riguardi.

Ricever non so più amore,

i tuoi capelli da accarezzare,

i tuoi occhi profondi come il mare,

chi mai albergherà nel mio cuore?

Desolante spirito in altri lidi fuggito

struggente e straziante vita mia

che laceri senza posa il mio cuore.

Osar devo una felicità per me

o rassegnar le mie parole

a un misero quaderno di dolore.

Marco Fantuzzi

Qual è lo scopo della vita

Qual è lo scopo della vita, navigare forse?

Sì, navigare a vista in quel mare di illusioni che la vita ci propone,

tra terra e cielo c’è il mare, infinito, obliquo, carico di speranze

e insuccessi, navigabile a volte, pieno di voluttuose fantasie.

Se chiedi a un marinaio perché naviga non saprebbe dirlo,

o forse ti direbbe che cerca l’avventura, che banalità,

ma chi non la cerca, a modo proprio naturalmente.

Navigare è esplorare, e l’esplorazione è vita,

fin dalla tenera età esploriamo ciò che ci circonda,

prima i dettagli vicini e poi allarghiamo la vista,

e non ci fermiamo più, fino a sbattere sul nostro orizzonte degli eventi.

Riflessione, impulso, tutto e il contrario di tutto,

chi conosce il mare e lo osserva sa il desiderio

di essere in balia delle onde, dominarle, altrimenti perché navigare?

Sperduto navigante che sogni hai

quando la tempesta ti sbatte qua e là, come un novello Ulisse?

Perché tu sai che la tua vita, la vita di tutti,

altro non è che un Odissea, non hai il controllo degli eventi,

non controlli la tua nascita e nemmeno la tua morte

e nel mezzo ti dibatti in cerca dell’anelata felicità.

Ma tra mura altissime ci sono persone

che non conoscono questa ricerca così affannosa,

stretti nei loro angusti spazi non sanno che fuori

c’è altro da scoprire, la loro mente si è fermata.

E noi savi, richiusi in città senza senso e senza senno,

pigiati gli uni altri sulla via o dentro scatole luccicanti di metallo,

in perenne movimento tra suoni e luci,

ma in fuga da qui con la mente e non solo.

In fuga per sdraiarsi su spiagge dorate, affollate o no,

con l’acqua che appena ti bagna i piedi,

la sabbia che ti sporca la pelle, il sole che la brucia.

E altri in fila su sentieri carichi di abeti e larici,

e in un oceano verde pieno di vita: orsi, marmotte, lupi, volpi, aquile,

sono loro a regnare e a proteggere l’evolversi della natura,

impotenti davanti al crollo di un’altra strada che spacca il bosco,

o una valanga che abbatte e distrugge,

dilacerante opera dell’uomo che taglia alberi invece che piantarli.

E porta quassù, fin dove può e oltre, ancora risorse materiali

per rifugi enormi pieni di comodità che non si possa dire

che anche a tremila metri non ci sia il tempo di un aperitivo.

Ma io, con le gambe stanche, preferisco vivere di ricordi

che sporcare la quiete delle nostre belle montagne,

a questo punto meglio il mare, quello freddo e triste dei nostri inverni.

Perché si può viaggiare anche stando fermi

colmando la vita di incontri e speranze e sogni,

tutto questo ci tiene in vita insieme ai nostri legami che chiamiamo amore.

Marco Fantuzzi

Chandra Livia Candiani

Amo lo spazio

che ti sta intorno,

scampato.

Come ti accoglie,

e lo attraversi

stracciando attimi

quasi seminassi

furtivamente perle.

Chandra Livia Candiani

C’è un’isola

C’è un’isola nei miei sogni

le mani sfiorano il risveglio

la vita è tutta lì.

 

Marco Fantuzzi

Nuvole

Con la testa all’insù a guardar nuvole chiare

cangiar forma sotto gli occhi severi

del Sole e della Luna, lì

fermi immobili a parlare col vento.

 

Ecco ora la nuvola si è sfrangiata

e io raccolgo i brandelli della loro vita,

attimi intessuti di niente

attimi intrisi di tutto.

 

Acqua, luce, vento e parole,  parole

che quassù si raccolgono per lacrimare

su di noi in altre forme,  desiderate o aliene.

 

Marco Fantuzzi