La nostra sopravvivenza

Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generata.

(Albert Einstein)

La nostra sopravvivenza non può essere affidata a una politica che genera problemi che lei stessa vuole risolvere. Non servono solo nuove persone, è la visione che deve cambiare, serve vedere a lungo termine, cambiare il punto di vista di una politica che occhieggia solo al presente.

Occorre fare tabula rasa delle vecchie istanze che generano interessi in conflitto con il vivere quotidiano della gente, serve trasparenza e la politica questo non vuole concederlo.

Possiamo noi avere oblio delle guerre che continuamente insanguinano le nostre anime? E in nome di cosa uccidiamo i nostri simili, in nome della libertà che non possiederemo mai, in nome di un’idea di libertà che crediamo ci appartenga.

Noi non siamo animali, perché di essi non abbiamo l’istinto. Un lupo alla nascita sa già come fare a sopravvivere, ne ha l’istinto. L’uomo ha solo pulsioni che vanno incanalate in precise regole, altrimenti la sua sopravvivenza è a rischio.

Possediamo un’anima o non la possediamo? Di sicuro non ne abbiamo coscienza.

Marco Fantuzzi

24/01/2022

Non è con l’ottimismo

Non è con l’ottimismo che il mondo continuerà a migliorare, o almeno non solo con quello, tanto più che in molti settori della nostra società c’è stata un’inversione di tendenza negli ultimi anni.

Purtroppo sempre più persone stanno perdendo la voglia di combattere, anche se la pandemia che stiamo attraversando avrebbe dovuto spingerci in direzione ostinata e contraria.

Ma ci hanno frantumato e diviso, questo grazie anche ai social che tanto stanno facendo per distruggere la nostra latente umanità.

L’informazione che gira sul web, solo la punta dell’iceberg di quella che gira sul dark web, non è quella di cui avremmo bisogno. Abbiamo bisogno di un contesto reale, mentre invece ci perdiamo dentro sfavillanti dispositivi elettronici.

Più che dalle informazioni necessarie alla nostra vita siamo sommersi da tutto e dal contrario di tutto, soprattutto da una pubblicità compulsiva che non fa sconti a nessuno, che ti fa sentire inutile se non hai l’ultimo ritrovato della tecnica.

È una pubblicità grifagna che indebolisce la nostra vitalità e pur di non ammetterlo siamo disposti ad assumere qualsiasi pasticca colorata che ci viene proposta.

Marco Fantuzzi

19/01/2022

La disuguaglianza

Può sembrare brutto da dire, ma la disuguaglianza è necessaria all’interno di una società e ancora di più all’interno di una civiltà.

La disuguaglianza permette alle idee di crescere e circolare più velocemente, quindi è indispensabile alla crescita di una comunità.

L’uguaglianza è importante quando si parla di diritti e giustizia sociale, di conquiste inalienabili, ma si parte sempre da una condizione di forte disuguaglianza.

L’uguaglianza è solo un pio desiderio, non esiste stato o nazione in cui l’uguaglianza sia una priorità o un valore fondante, nemmeno se lo scrivi in un inno nazionale o in un atto costitutivo di uno stato.

Possiamo considerare la disuguaglianza un bias, un errore sistematico, che ricorre in maniera prevedibile in determinate circostanze. La costanza di questa deviazione ci induce poi a cercare una spiegazione causale per risolvere il problema.

Ma a volte si tratta di dispersione casuale, è una diversa componente dell’errore umano.

Marco Fantuzzi

08/01/2022

Leggendo Paul Krugman

Siamo nati

Siamo nati nelle più profonde tenebre dell’ignoranza,

poi crescendo la famiglia, gli amici, le conoscenze

ci riempiono l’intelletto della materialità di questo mondo.

Sta a noi cercare nel nostro profondo interiore

lo spirito che ci dovrà sostenere nel corso di tutta la vita,

soprattutto nei momenti peggiori che comunque arriveranno.

Linguaggio impuro

Ogni linguaggio è contaminato,

dai nostri sensi,

dalle nostre azioni,

dalle nostre interazioni,

dai nostri sentimenti,

dal nostro umore.

Non esiste la purezza,

non è di questo mondo.

Duri e puri,

un’utopia,

potrebbe portarci lontano,

o farci naufragare,

per sempre.

Marco Fantuzzi

Quando il tempo non esisteva

Quando il tempo non esisteva e nemmeno l’uomo che lo inventò, salvo poi pentirsene amaramente, tutto trascorreva nella più assoluta indigenza.

Tutto era lasciato al caso, all’immancabile destino, quello sì da sempre esistito su animali e cose.

Esisteva da prima degli dei, che per loro divertimento crearono l’uomo e la donna e trasposero su di loro gelosia, invidia e tutte le malvagità che fra di loro avevano già sperimentato.

Ma con gli esseri mortali, così presi dalla loro sessualità, era un dolore e un sanguinamento continui, e per gli dei era una festa continua, e lo è tuttora, visto che ancora l’uomo crede in Dio e ancora si scanna in modo brutale.

Marco Fantuzzi

Le banche

Mi domando spesso qual è l’utilità delle banche in un sistema strutturato come il nostro: nessuno. Come la finanza in generale.

E qualche deficiente tra quelli che ci governa vorrebbe far sparire il denaro contante in modo che per qualsiasi transizione sia necessario appoggiarsi ad una banca. Quello è l’unico guadagno certo per le banche, le transazioni bancarie di ogni tipo. Il denaro deve circolare liberamente, le banche dovrebbero essere al massimo nazionalizzate, i privati hanno già fatto abbastanza danni. I ricchi andrebbero aboliti per legge, perché tanto le tasse non le pagano, salvo le eccezioni, le persone più povere le sfruttano, non si vede a cosa servano. E non creano posti di lavoro con le loro aziende, creano solo ricchezza per le proprie tasche. I ricchi sono le persone più inutili di questo mondo, quando commettono un reato dovrebbero essere messi alla gogna ed esposti al pubblico ludibrio perché se è vero che nessuno dovrebbe commettere reati è anche vero che i ricchi non ne hanno nessuna necessità. E non voglio difendere i poveretti che ammazzano o rubano per sopravvivere, ma i ricchi hanno tutto quello che gli serve e anche molto di più. Perché devono continuare a rubare, sfruttando leggi fatte da loro, corrompere per arricchirsi, senza quasi mai pagare per questi reati. Serve una rivoluzione culturale che metta il lavoro e la dignità umana come valore centrale, fondante di una nuova civiltà.

Proviamo a riflettere: cosa succederebbe se le banche, come auspico, cominciassero a fallire. L’unico inconveniente sarebbe che la gente che vi lavora dovrebbe cercare un’altra attività per sopravvivere. Invece tutti gli addetti ai lavori ci vogliono far credere che il mondo crollerebbe. Di sicuro cambierebbe, ma io credo in meglio. Rendiamoci conto che l’unica attività in cui primeggiano è rubare ai poveri, la maggior parte dei correntisti, per dare ai ricchi, che di quelle banche sono azionisti.

Un Robin Hood alla rovescia. Le banche sono molto usate per effettuare pagamenti come le nostre utenze di casa, e per questo potrebbero chiudere anche subito. I bancari potrebbero andare a fare gli esattori per conto di gas, luce, acqua, telefono, tasse. In un attimo abbiamo così creato posti di lavoro, poveri esattori sotto il sole in estate, la neve d’inverno, la pioggia e la nebbia nelle altre stagioni, loro abituati a lavorare a 20° tutto l’anno, seduti sulle loro comode poltroncine, nei loro abiti eleganti, puliti e profumati, che tristezza! Le banche erano nate per poter prestare soldi a chi non li aveva, salvo restituirli a interessi da usura. Quanti soldi risparmiati da parte dei consumatori che spenderebbero solo quando hanno realmente il denaro occorrente. Servirebbero solo più poliziotti per proteggere il denaro in casa, e voilà altri posti di lavoro creati, tanto con le tasse pagate questo si potrebbe fare. E le aziende non dovrebbero fallire per colpa delle banche, perché queste non ci sono più, ma solo per colpa di imprenditori incapaci e inefficienti, e ce ne sono tanti. Ma tutte le persone oneste e di buona volontà saprebbero sostituirli senza vedere il loro posto di lavoro a rischio come succede adesso. E quando accade che l’azienda metta in cassa integrazione perché queste persone non vengono impiegati per casi di pubblica utilità: sono tantissimi. E così i comuni potrebbero risparmiare per migliorare i servizi, lo stesso dicasi per i disoccupati. Perché pagare delle persone che stanno a casa a far niente. Senza banche pian pano scomparirebbero tutte quelle istituzioni che sono lì a garantire gli interessi dei potenti. Eliminiamo anche le banche d’affari e questi bravi economisti mettiamoli ad insegnare nelle nostre università ad un decimo del loro stipendio. I giovani hanno bisogno di bravi maestri se la civiltà deve progredire, adesso non sta progredendo, con milioni di persone che muoiono a causa di guerre, carestie, malattie, indigenza. Non credo che sia solo colpa delle banche, ma ci sono sempre loro dietro ai grandi fallimenti della storia, e si arricchiscono spaventosamente anche in caso di guerra. E a volte falliscono anche loro ma è una pagliuzza in un pagliaio. Io credo che l’economia reale andrebbe molto meglio senza le banche, sono solo aziende a scopo di lucro come tutte le altre. E in una economia sana le aziende devono fallire quando non sono in grado di reggersi da sole, perché sovvenzionarle con soldi pubblici, solo per accontentare il politico di turno che con quelle aziende faceva affari. Meglio ridistribuire a persone che hanno voglia di avviare piccole attività, le sovvenzioni devono servire solo a questo. Quanti miliardi si sarebbero risparmiati e quanti ricchi si sarebbero ridimensionati. Serve più uguaglianza fra le persone, arricchirsi solo con le proprie forze è sicuramente etico, in caso contrario alimentiamo solo la disonestà. L’onestà deve essere un valore fondante, non la furbizia, o l’arroganza, la presunzione, la volgarità e chi più ne ha più ne metta.

Bisogna partire dal presupposto che il denaro non è più un banale mezzo di scambio, il denaro è un dio idolatrato in cui avere fede, e dove poterlo adorare se non nel tempio che è la banca. Come spiegare se no l’accettare il denaro come ragione di vita, come unico metro nella valutazione di cose e persone. Controllando il denaro si prova a controllare quasi tutto, questo è il motivo per cui esistono le banche.

Marco Fantuzzi

Il fiero coraggio

Il fiero coraggio della vita non posso dire mi abbia abbandonato, in verità non l’ho mai avuto.

Sono innamorato di un’ideale di vita, non della vita stessa, non del dolore che soffoca la vita stessa, non dell’amore che soffoca il desiderio.

Altro non c’è. Dolore e amore, e in fondo un infinito stupore.

Ma cos’è questo mondo

Ma cos’è questo mondo che ci lascia sempre più indifferenti, se scavi a fondo nell’animo tuo e altrui ti passa la voglia di lottare (e ti dicono che sei pessimista), se gioisci, se vedi sempre il lato positivo delle cose (se poi c’è, ma per questi c’è sempre) ti dicono che sei ottimista.

Ma il mondo chi l’ha fatto, gli ottimisti o i pessimisti, o l’hanno fatto insieme? Difficile crederlo, o forse sì visto il risultato.

L’ha davvero creato un dio (imperfetto), è stata una perfetta casualità, o una causalità di eventi susseguenti?

Io la risposta ce l’ho, è la mia e non ve la dirò, ognuno deve cercarla dentro di sé (ma chi mi segue da un po’ può essersi fatto un’idea di come la penso, anche se credo che informarsi sia un diritto ma ragionare con la propria testa sia un dovere).

Perché non esistono fatti e parole buone per ogni stagione, anche se mi piacerebbe crederlo, anche se vorrei che la follia degli uomini ci riportasse tutti bambini, con quell’innocenza che sola può salvarci.

Marco Fantuzzi

Fino a che punto …

Fino a che punto la follia è frutto della nostra mente, fino a che punto i nostri comportamenti sono solo nostri e non anche dettati da meccanismi turbati da variabili imprevedibili che non ci danno il tempo di riflettere?

I raptus, di cui tanto si parla quando si perde il controllo, esistono davvero o sono solo emozioni latenti?

Io ho letto pochissimi libri di psicologia, ma credo che quello che esca, fosse già dentro di noi, quiescente e poi zampillante come un vulcano disturbato da un lungo sonno.

Marco Fantuzzi

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